locandina corpus domini 2024

Sabato 01 e Domenica 02 Giugno: solennità del Corpus Domini: orari delle celebrazioni

locandina corpus domini 2024

Solennità del Corpus Domini 2024

Quarantore di adorazione e ricordo del XX anniversario di ordinazione di don Germano!

Con la Solennità del Corpus Domini, che trae origine nel 1247, si conclude il grande ciclo di solennità che scaturiscono dalla Pasqua e ricordano l'operato del Signore Gesù tra noi. Quest'anno per noi ricopre anche un altro significato importante: il ricordo e ringraziamento per il XX anniversario dall'ordinazione sacerdotale del nostro parroco, don Germano

Cosi, come comunità, abbiamo deciso di festeggiare in questo modo: 

Da Giovedi 30 a sabato 01 giugno dal mattino, dopo la messa delle 09.00, e fino alle 17.45 (chiusura della chiesa permettendo) vi sarà l'esposizione del ss. Sacramento sull'altare. 

Le giornate di Giovedi e Venerdi si concluderanno, alle 17.30, con il canto dei vespri dell'Eucaristia e della s. Messa. 

Sabato 01 giugno, invece l'orario mattutino dell'esposizione eucaristica si concluderà alle 10.30 in quanto alle 11.00, una coppia, celebrarerà in chiesa una s. messa di ringraziamento per il loro anniversario di Matrimonio. 

Al pomeriggio la chiesa aprirà alle 16.00, e subito vi sarà l'esposizione del Ss. Sacramento, poi alle 17.15 il vespro cantato e la messa in cui ricorderemo l'anniversario dell'ordinazione sacerdotale! 

 

"Eccomi Signor, vengo a te mio Re
Che si compia in me la tua volontà
Eccomi Signor vengo a te mio Dio
Plasma il cuore mio e di te vivrò
Se tu lo vuoi Signore manda me e il tuo nome annuncerò" 

 

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Un concerto per festeggiare i XXanni di ordinazione sacerdotale di Don Germano Andriani

Giovedi 30 Maggio 2024, h. 21.00

Presso la chiesa del Monastero di S. Chiara

Un concerto per festeggiare un anniversario importante. Grazie alla squisita disponibilità del Gruppo Vocale Jubilus e del suo direttore, Enrico Sobrero, in collaborazione con l'associazione Amici del Monastero di Santa Chiara, siamo orgogliosi di presentare una serata che, ne siamo certi, rimarrà impressa per molto tempo nelle nostre emozioni.

 

Un concerto che l'associazione che da anni cura il decoro e la vita del Monastero di Santa Chiara ha voluto regalare a don Germano Andriani, parroco a San Martino d'Albaro dal Settembre 2017, per il suo XX anno dall'ordinazione sacerdotale.

 

L'inizio è alle ore 21.00;

L'ingresso è libero;

L'unico limite è la capienza di posti!

 

Vi aspettiamo!

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"Uh! Dalla clava a TikTok": un sabato sera a teatro presso l'Oratorio Fra le Case!

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Un sabato a teatro!

Per il ciclo un Sabato a Teatro, la Parrocchia di san Martino d'Albaro ed Enzo Paci sono felici di presentarvi, per la serata di Sabato 6 Aprile 2024, lo spettacolo "Uh! Dalla clava a TikTok!" di Enzo Paci e V. Monforti, con la partecipazione di Romina Uguzzoni.

Un ora di divertimento e rilassatezza, preceduta da un aperitivo.
Per partecipare è necessaria la prenotazione, passando in segreteria parrocchiale, versando il piccolo contributo spese per l'aperitivo richiesto e ritirando il biglietto senza il quale non sarà possibile accedere alla sala dell'oratorio.

I posti sono limitati alla capienza della sala, per cui vi consigliamo di passare in segreteria il più presto possibile! Vi aspettiamo!

24ore per il signore 2024 - vicariato san martino - parrocchia della risurrezione

24ore per il Signore. Una due giorni a tu per tu con Gesù

24ore per il signore 2024 - vicariato san martino - parrocchia della risurrezione

24ore per il Signore

due giorni di preghiera, adorazione, confessione

Come tutti gli anni si svolge anche nel nostro vicariato le due giornate chiamate "24ore per il Signore". La due giorni intende promuovere e facilitare l'accostamento al sacramento della riconciliazione in vista di Pasqua e un momento di fraternità per e fra le comunità parrocchiali che compongono il vicariato di San Martino e Valle Sturla. Quest'anno l'evento è previsto per Venerdi 8 marzo (dalle 16.00 alle 23.00) e Sabato 9 Marzo 2024 dalle 09.00 alle 18.00, secondo il programma che trovate scritto nella locandina qui a fianco. Qui sotto trovate il link per poter scaricare la locandina e condividerla sui social

Messa nella chiesa di Santa Chiara 2

Sabato 24 e Domenica 25 Febbraio 2024: Ss. Messe celebrate in S. Chiara!

A causa dei lavori in chiesa

Ricordiamo gli orari delle celebrazioni di Sabato 24 e Domenica 25:

SABATO 24:
- H. 17.00: Esposizione Eucaristica;
- H. 17.30: Canto dei Primi Vespri;
- H. 17.45: Benedizione Eucaristica;
- H. 18.00: Santa Messa;

Domenica 25:
- H. 08.30: Santa Messa;
- H. 10.00: Santa Messa;
- H. 11.00: Santa Messa;
- H. 17.30: S. Rosario
- H. 18.00: Santa Messa;

 

La chiesa di Santa Chiara, accessibile dal cancello di via S. Lagustena 58, avrà il portone aperto con i seguenti orari:
- Sabato 24: dalle 16.45 alle 19.00;
- Domenica 25: dalle 08.00 alle 12.00; e dalle 17.00 alle 19.00;

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Inizia la quaresima! Gli orari delle celebrazioni delle Ceneri

ceneri 2023 (2)

Mercoledi delle Ceneri

Con Mercoledi 14 febbraio ha inizio il cammino quaresimale per tutta la comunità. Questi gli orari delle celebrazioni: - h. 08.30 santa Messa; - h. 16.45 santa Messa dedicata ai bambini del catechismo; - h. 18.00 santa Messa;

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Una famiglia di artisti e la cappella dell'Annunziata

Una famiglia di artisti e la cappella dell'Annunziata

Nella “villa” di San Martino, quartiere, come abbiamo visto, a vocazione agricola, abitò dal 1607 il famoso e colto pittore Bernardo Castello (1557 circa -1629) che era nato entro le mura della città, alla Maddalena. Infatti di una sua proprietà al Chiappeto scrive con un certo orgoglio più volte al poeta Gabriello Chiabrera (1552-1638), e documenti d'archivio ci informano che Valerio, ultimo figlio nella nutrita prole avuta da due matrimoni, viene battezzato dal parroco Nicola Roisecco nella chiesa di San Martino il 22 dicembre 1624.

L'atto di battesimo è conservato nell'archivio della parrocchia e ci informa che il neonato è chiamato Valeriano (forse perché nato il 15 dicembre, giorno dedicato a questo Santo), che è battezzato a soccorso, certo in una situazione di emergenza, e che la madre, seconda moglie di Bernardo, si chiama Cristofina. Da questo matrimonio nacquero anche Tecla Maddalena e Torquato Angelo.

Anche Valerio Castello (1624-1659), pittore raffinato, assoluto protagonista della diffusione dell'arte barocca a Genova, sembra abitare in San Martino, almeno fino al matrimonio, quando si trasferisce in città. Il 12 ottobre 1657 si sposa in una casa sita in questa zona e il giorno dopo la cerimonia si svolge nella nostra chiesa; alcune persone garantiscono del suo stato civile, libero da precedenti vincoli matrimoniali, davanti al parroco ecclesie S. Martini de Albario genuensis diocesis. Qualche mese prima, a giugno, Valerio aveva dettato il suo testamento (a favore della madre e dei fratelli) in una casa ubicata in San Rocco di Vernazza, ove sorge ancor oggi la chiesa omonima, a valle della strada romana (attuali vie Vernazza e Pontetti) che risaliva il colle fino alla chiesa di San Martino; lì infatti abitava la sorella. Nel 1619 Bernardo ottiene in giuspatronato la cappella dedicata alla Vergine Annunziata, l'ultima nella navata sinistra della chiesa di San Martino, che egli trasforma in sepolcro familiare, a testimonianza dell'ascesa sociale e della ricchezza raggiunta e dove sarà sepolto nel 1629. E' ancora il parroco Roisecco a celebrare il funerale.

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La cappella presentava una pala d'altare con l'Annunciazione, dipinta dallo stesso Bernardo, purtroppo dispersa nel 1746. Sull'arco che sovrasta l'altare invece fu Valerio a dipingere nove piccole tele con Storie della Vergine, connesse al tema della pala al centro. In tempi recenti la cappella è stata del tutto rinnovata e trasformata in battistero, il pavimento rifatto, l'altare originario è stato sostituito, e alto è il rischio che queste memorie siano disperse.
I figli Valerio e Torquato Angelo (chiamato cosi in onore del rapporto che Bernardo ebbe con il poeta Torquato Tasso (1544-1595) posero a memoria dei posteri una lapide sul pavimento della cappella, forse in corrispondenza dell'ossario, e oggi collocata, senza alcun commento o spiegazione per chi la osserva, sulla parete destra della chiesa, all'ingresso.
La lunga epigrafe racconta invece tutta la vicenda: in data 15 ottobre 1619 Bernardo, definito pictor aegregius, provvide a costruire la cappella (indicata come saccellum) e il sepolcro della sua famiglia posto sotto, utilizzando proprie risorse e sottoscrisse davanti a un notaio l'impegno a finanziare messe ed elemosine utilizzando il reddito di una casa sita in città.

Il testo cita con un certo senso di orgoglio i denari che Bernardo investe e le rendite provenienti da una casa di sua proprietà; del resto i documenti testimoniano che il pittore si occupò per tutta la vita dei suoi “affari” (acquisti di beni, immobili dati in affitto, operazioni finanziarie in Roma, eredità e anche debiti), così come aveva percorso la sua carriera artistica sempre attento alle relazioni e al prestigio sociale.

Nella chiesa di San Martino saranno sepolti, oltre a Bernardo, la moglie Cristofina Campanella nel 1658, Valerio (nel 1659 una morte precoce e improvvisa verrà a interrompere uno dei più alti percorsi creativi della pittura genovese) e il fratello maggiore Torquato Angelo, a suo tempo tutore assieme con la madre del giovane pittore, che viene seppellito in hac ecclesia in sepoltura maiorum suorum.

 

Anna Maria Dagnino
Luisa Cavallaro

Nelle immagini alcuni scatti della cappella oggi del Battistero, già dedicata alla Vergine Annunziata.

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Chiesa di San Martino d'Albaro: l'edificio della chiesa e il territorio

Chiesa di San Martino d'Albaro: l'edifico della chiesa e il territorio

La chiesa di San Martino è situata sul versante nord orientale della collina di Albaro, zona suburbana appena oltre il torrente Bisagno e al di fuori delle diverse cinte murarie. Una collina vicina alla città, ricca di corsi d'acqua e di strette “crêuze” che scendono lungo i crinali, verso il mare, nel Medioevo di proprietà vescovile e dei monasteri benedettini, a vocazione agricola (orti soprattutto). In età moderna questo territorio è costellato di piccoli insediamenti sparsi e di residenze di ville; si tratta di isolate dimore, “l'altra città” che gareggia in bellezza con quella situata entro le mura.

La conformazione a insediamenti rurali e piccoli borghi sparsi si mantiene nei secoli, anche dopo il 1875, quando i sei comuni della Val Bisagno sono annessi alla città ed è redatto il “Piano” di ampliamento di Genova verso Levante. E' solo con il Novecento che la zona di San Martino si trasforma, prima con la costruzione del nuovo ospedale (dal 1907) e poi, dal 1950 soprattutto, con l'apertura della strada di collegamento veloce con i quartieri dell'estremo Levante (corso Europa). E' infatti solo dopo la seconda guerra mondiale che tutta l'area è toccata da una abnorme crescita edilizia e un notevole incremento demografico.

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Oggi è assai difficile individuare frammenti di insediamenti antichi, che sono limitati, oltre a interrotti percorsi pedonali, al vicino monastero di Santa Chiara e alle abitazioni di via Vernazza e di via Pontetti.
Mentre gli homines di San Martino de Erclo sono chiamati già nel 1128 a prestare servizio di difesa nella guardia civitatis, la chiesa di San Martino è documentata in atti della Curia genovese dal 1143: è una pieve rurale (infatti nel 1164 è indicato il plebejo S. Martini de Ircis), istituita probabilmente da non molti anni, che fa parte dell'organizzazione ecclesiastica del territorio fuori della città, oltre il suburbium che si estende fino al Bisagno. La pieve, sede del fonte battesimale, ha giurisdizione su altri istituti religiosi e comprende un vasto territorio fino ai confini della pieve di Nervi, più antica. Insieme alla perduta pieve di San Martino di Sampierdarena segna quelli che Ennio Poleggi definisce termini civitatis, “posti di solito sotto la protezione del santo vescovo di Tours” (militare della guardia imperiale che garantiva l'ordine pubblico, divenne vescovo cristiano e morì a Tours nel 397).

La vasta area che va dal Bisagno al torrente Sturla non è più città in senso stretto sotto il profilo giuridico ma un territorium che dipende comunque da essa per la difesa e altri aspetti amministrativi. Nei documenti medievali la nostra San Martino, da non confondere con San Martino de Via in sponda destra del Bisagno, è citata con il toponimo Jrchis (plebs Jrchis), variamente declinato (de Erclo, de Hirchis, de Irchis, de Yrco, degli Archi) che forse si deve riferire alla presenza di greggi di capre (capra hircus), a sottolineare il paesaggio rurale e l'economia pastorale. Dalla fine del XVI secolo usuale diventa il toponimo “d'Albaro”. 

Dell'edificio medievale e delle modifiche nei secoli successivi non resta oggi nessuna traccia. Sappiamo che la chiesa aveva un proprio ospedale (sotto il portico del quale nel 1207 si svolge una lite), struttura di accoglienza per malati, pellegrini e viandanti. Il piccolo complesso sorge infatti sul percorso della viabilità romana che risaliva il colle proprio fino alla pieve.

Alla metà del XIV secolo San Martino risulta essere chiesa collegiata con relativo capitolo: in un documento del 1359, infatti, si legge che alcuni dei canonici cedono a Simon Boccanegra un terreno dove verrà eretto il suo palazzo in prossimità della cappella di Santa Tecla.

Alla fine del XVI secolo, benché restaurato e modificato nel tempo, l'edificio medievale risultava in cattive condizioni tanto che nella sua relazione il visitatore apostolico Monsignor Francesco Bossi lo giudicò inadeguato alle nuove esigenze del culto tridentino, soprattutto in relazione all'aumento della popolazione che afferiva alla pieve. Dopo alcuni interventi immediatamente successivi, nel 1614 la chiesa venne ricostruita ex novo in dimensioni più ampie, modificando e cancellando del tutto lo schema dell'edificio originario.

Di questa fase conosciamo dalle fonti un dettaglio della facciata: un piccolo atrio al centro, sorretto da colonne, tipico anch'esso di un edificio rurale. Proprio a partire dalla metà del XVII secolo l'interno venne arricchito dagli affreschi di Bernardo e Valerio Castello, quest'ultimo tra i protagonisti della stagione del Barocco a Genova, oltre che entrambi parrocchiani della chiesa di San Martino.

Ulteriori interventi risalgono al 1846 quando la costruzione fu allungata di otto metri verso il lato di ingresso, eliminando del tutto la facciata precedente del XVII secolo. In questa occasione il numero degli altari salì da sette a undici. Questi lavori, che ebbero un impatto non trascurabile sulla struttura dell'edificio, sono ricordati nell'iscrizione posta all'esterno, sopra l'ingresso centrale: l'epigrafe in  particolare ricorda la “pietatem incolarum”, cioè la pietà dei committenti e finanziatori dell'intervento, provenienti da un territorio agricolo e comunque al di fuori dalla città.

Come è noto infatti, il termine, derivato da colӗre (coltivare e abitare), ha un'accezione originaria strettamente legata alla terra. A questa trasformazione si aggiunsero nuove decorazioni pittoriche e scultoree all'interno circa dieci anni dopo. 

Ai primi del Novecento furono costruiti un nuovo coro e un'abside semicircolare più ampia creando una zona più spaziosa rispetto al presbiterio precedente molto meno profondo. Interventi più recenti come la sostituzione dell'antico altare centrale e modifiche a quelli laterali hanno ulteriormente alterato la spazialità interna. Permane tuttavia la connotazione originaria della chiesa seicentesca, semplice e sobria, tipica di una frazione rurale. L'edificio infatti presenta una navata unica, senza transetto, coperta da una volta a botte, collegata da un ampio arcone alla zona del presbiterio. Solo le cinque arcate che racchiudono gli altari laterali interrompono l'uniformità delle pareti. La facciata di colore rosa, neoclassica, è scandita da lesene e conclusa con un timpano triangolare.

 

Anna Maria Dagnino
Luisa Cavallaro

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