Messa nella chiesa di Santa Chiara 2

Sabato 24 e Domenica 25 Febbraio 2024: Ss. Messe celebrate in S. Chiara!

A causa dei lavori in chiesa

Ricordiamo gli orari delle celebrazioni di Sabato 24 e Domenica 25:

SABATO 24:
- H. 17.00: Esposizione Eucaristica;
- H. 17.30: Canto dei Primi Vespri;
- H. 17.45: Benedizione Eucaristica;
- H. 18.00: Santa Messa;

Domenica 25:
- H. 08.30: Santa Messa;
- H. 10.00: Santa Messa;
- H. 11.00: Santa Messa;
- H. 17.30: S. Rosario
- H. 18.00: Santa Messa;

 

La chiesa di Santa Chiara, accessibile dal cancello di via S. Lagustena 58, avrà il portone aperto con i seguenti orari:
- Sabato 24: dalle 16.45 alle 19.00;
- Domenica 25: dalle 08.00 alle 12.00; e dalle 17.00 alle 19.00;

Locandina spettacolo teatrale

Sabato 16 Marzo 2024: spazio al teatro! La compagnia teatrale "Due + Due" all'oratorio!

Messa nella chiesa di Santa Chiara 2

Dal 19 Febbraio 2024 lavori straordinari in chiesa! Sante Messe in salone e in s. Chiara!

Messa nella chiesa di Santa Chiara 2

A causa dei lavori in chiesa, la struttura osserverà un periodo di chiusura totale.

Resterà aperta la sola segreteria parrocchiale e il salone a fianco per le celebrazioni

Con la conclusione della prima tranche di lavori al controsoffitto e alla volta della chiesa, le normative di sicurezza per il cantiere impongono uno stop forzato di un paio di settimane circa per le modifiche all'area di cantiere interne alla chiesa. Come sappiamo i lavori di rinforzo e restauro hanno imposto una importante e bella struttura di impalcature che devono essere smontate e ricostruite nella parte attualmente libera dalle stesse. Pertanto, durante le operazioni, la chiesa sarà completamente chiusa ai fedeli e ai visitatori. LE CELEBRAZIONI: Per le celebrazioni liturgiche si è pensato di fare cosi: - Le ss. Messe feriali e la recita quotidiana del s. Rosario saranno celebrate nel salone a fianco della segreteria parrocchiale, con ingresso unico dalla segreteria e avranno i seguenti orari: Messe ore 9.00 e 18.00; s. Rosario ore 17.30 - Le celebrazioni "domenicali" e delle vigilie saranno celebrate presso la chiesa del monastero di s. Chiara con i seguenti orari: SABATO: h. 17.00 esposizione eucaristica; h. 17.30 (17.15 nelle solennità) il canto dei vespri; h. 18.00 la santa Messa; DOMENICA: le ss. Messe alle ore: 08.30 - 10.00 - 11.00 - 18.00 - Per i funerali e le celebrazioni esequiali: per tutte le agenzie di pompe funebri ricordiamo che l'unico orario possibile è alle ore 10.00 e la celebrazione sarà in s. Chiara (via s. Lagustena 58). L'accesso è dal parcheggio dell'asilo e occorre che vi portiate cavalletti o altro materiale necessario. Non vi sono altri orari disponibili.

ceneri 2023 (2)

Inizia la quaresima! Gli orari delle celebrazioni delle Ceneri

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Mercoledi delle Ceneri

Con Mercoledi 14 febbraio ha inizio il cammino quaresimale per tutta la comunità. Questi gli orari delle celebrazioni: - h. 08.30 santa Messa; - h. 16.45 santa Messa dedicata ai bambini del catechismo; - h. 18.00 santa Messa;

ACR san martino d'albaro festa di carnevale genova

ACR in... festa!

ACR san martino d'albaro festa di carnevale genova

DOPPIO APPUNTAMENTO PER I RAGAZZI DELL'ACR

All’inizio di Febbraio ci saranno due importanti eventi per l’ACR, ai quali i ragazzi e le ragazze della Parrocchia sono invitati a partecipare: la Festa zonale della Pace (sabato 3 febbraio) e la Festa di Carnevale (sabato 10 febbraio).
La Festa zonale della Pace, quest’anno intitolata “La pace in testa”, è una festa organizzata dall’Azione Cattolica diocesana, si svolge contemporaneamente in differenti Parrocchie ognuna in una delle zone nelle quali l’Azione Cattolica genovese suddivide il territorio della Diocesi. I ragazzi e le ragazze della nostra Parrocchia, essendo nella zona “Levante”, si ritroveranno presso la Parrocchia di San Pietro di Quinto. Per i ragazzi e le ragazze della nostra Parrocchia l’appuntamento è alle ore 14.30 presso l’oratorio Fra le Case, da dove partiranno, accompagnati dalle educatrici ACR (Martina e Sabrina), per raggiungere la Parrocchia di San Pietro di Quinto. Il ritorno in oratorio è previsto per le 18.00.
Il secondo importante appuntamento è la Festa di Carnevale parrocchiale, la quale sarà organizzata dall’ACR e avrà luogo presso l'oratorio Fra le Case dalle 15.00 alle 17.00. Ci saranno giochi, divertimento e ovviamente la pentolaccia. Non dimenticatevi di travestirvi!

 

 

 

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locandina incontro pedagogista san martino d'albaro fra le case

Domenica 28 Gennaio: "la pedagogista risponde"

Un incontro aperto a tutti i genitori e a quanti hanno a che fare con il settore educativo.
La pedagogista Anna Basso sarà presente, nel salone parrocchiale a fianco alla chiesa, per rispondere alle domande di quanti vorranno porgliene!

Un altro piccolo passo per crescere insieme come comunità, nell'educazione dei bambini e del prossimo!

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Una famiglia di artisti e la cappella dell'Annunziata

Una famiglia di artisti e la cappella dell'Annunziata

Nella “villa” di San Martino, quartiere, come abbiamo visto, a vocazione agricola, abitò dal 1607 il famoso e colto pittore Bernardo Castello (1557 circa -1629) che era nato entro le mura della città, alla Maddalena. Infatti di una sua proprietà al Chiappeto scrive con un certo orgoglio più volte al poeta Gabriello Chiabrera (1552-1638), e documenti d'archivio ci informano che Valerio, ultimo figlio nella nutrita prole avuta da due matrimoni, viene battezzato dal parroco Nicola Roisecco nella chiesa di San Martino il 22 dicembre 1624.

L'atto di battesimo è conservato nell'archivio della parrocchia e ci informa che il neonato è chiamato Valeriano (forse perché nato il 15 dicembre, giorno dedicato a questo Santo), che è battezzato a soccorso, certo in una situazione di emergenza, e che la madre, seconda moglie di Bernardo, si chiama Cristofina. Da questo matrimonio nacquero anche Tecla Maddalena e Torquato Angelo.

Anche Valerio Castello (1624-1659), pittore raffinato, assoluto protagonista della diffusione dell'arte barocca a Genova, sembra abitare in San Martino, almeno fino al matrimonio, quando si trasferisce in città. Il 12 ottobre 1657 si sposa in una casa sita in questa zona e il giorno dopo la cerimonia si svolge nella nostra chiesa; alcune persone garantiscono del suo stato civile, libero da precedenti vincoli matrimoniali, davanti al parroco ecclesie S. Martini de Albario genuensis diocesis. Qualche mese prima, a giugno, Valerio aveva dettato il suo testamento (a favore della madre e dei fratelli) in una casa ubicata in San Rocco di Vernazza, ove sorge ancor oggi la chiesa omonima, a valle della strada romana (attuali vie Vernazza e Pontetti) che risaliva il colle fino alla chiesa di San Martino; lì infatti abitava la sorella. Nel 1619 Bernardo ottiene in giuspatronato la cappella dedicata alla Vergine Annunziata, l'ultima nella navata sinistra della chiesa di San Martino, che egli trasforma in sepolcro familiare, a testimonianza dell'ascesa sociale e della ricchezza raggiunta e dove sarà sepolto nel 1629. E' ancora il parroco Roisecco a celebrare il funerale.

bernardo_castello_pictor_aegregius

La cappella presentava una pala d'altare con l'Annunciazione, dipinta dallo stesso Bernardo, purtroppo dispersa nel 1746. Sull'arco che sovrasta l'altare invece fu Valerio a dipingere nove piccole tele con Storie della Vergine, connesse al tema della pala al centro. In tempi recenti la cappella è stata del tutto rinnovata e trasformata in battistero, il pavimento rifatto, l'altare originario è stato sostituito, e alto è il rischio che queste memorie siano disperse.
I figli Valerio e Torquato Angelo (chiamato cosi in onore del rapporto che Bernardo ebbe con il poeta Torquato Tasso (1544-1595) posero a memoria dei posteri una lapide sul pavimento della cappella, forse in corrispondenza dell'ossario, e oggi collocata, senza alcun commento o spiegazione per chi la osserva, sulla parete destra della chiesa, all'ingresso.
La lunga epigrafe racconta invece tutta la vicenda: in data 15 ottobre 1619 Bernardo, definito pictor aegregius, provvide a costruire la cappella (indicata come saccellum) e il sepolcro della sua famiglia posto sotto, utilizzando proprie risorse e sottoscrisse davanti a un notaio l'impegno a finanziare messe ed elemosine utilizzando il reddito di una casa sita in città.

Il testo cita con un certo senso di orgoglio i denari che Bernardo investe e le rendite provenienti da una casa di sua proprietà; del resto i documenti testimoniano che il pittore si occupò per tutta la vita dei suoi “affari” (acquisti di beni, immobili dati in affitto, operazioni finanziarie in Roma, eredità e anche debiti), così come aveva percorso la sua carriera artistica sempre attento alle relazioni e al prestigio sociale.

Nella chiesa di San Martino saranno sepolti, oltre a Bernardo, la moglie Cristofina Campanella nel 1658, Valerio (nel 1659 una morte precoce e improvvisa verrà a interrompere uno dei più alti percorsi creativi della pittura genovese) e il fratello maggiore Torquato Angelo, a suo tempo tutore assieme con la madre del giovane pittore, che viene seppellito in hac ecclesia in sepoltura maiorum suorum.

 

Anna Maria Dagnino
Luisa Cavallaro

Nelle immagini alcuni scatti della cappella oggi del Battistero, già dedicata alla Vergine Annunziata.

chiesa e territorio san martino d'albaro 1

Chiesa di San Martino d'Albaro: l'edificio della chiesa e il territorio

Chiesa di San Martino d'Albaro: l'edifico della chiesa e il territorio

La chiesa di San Martino è situata sul versante nord orientale della collina di Albaro, zona suburbana appena oltre il torrente Bisagno e al di fuori delle diverse cinte murarie. Una collina vicina alla città, ricca di corsi d'acqua e di strette “crêuze” che scendono lungo i crinali, verso il mare, nel Medioevo di proprietà vescovile e dei monasteri benedettini, a vocazione agricola (orti soprattutto). In età moderna questo territorio è costellato di piccoli insediamenti sparsi e di residenze di ville; si tratta di isolate dimore, “l'altra città” che gareggia in bellezza con quella situata entro le mura.

La conformazione a insediamenti rurali e piccoli borghi sparsi si mantiene nei secoli, anche dopo il 1875, quando i sei comuni della Val Bisagno sono annessi alla città ed è redatto il “Piano” di ampliamento di Genova verso Levante. E' solo con il Novecento che la zona di San Martino si trasforma, prima con la costruzione del nuovo ospedale (dal 1907) e poi, dal 1950 soprattutto, con l'apertura della strada di collegamento veloce con i quartieri dell'estremo Levante (corso Europa). E' infatti solo dopo la seconda guerra mondiale che tutta l'area è toccata da una abnorme crescita edilizia e un notevole incremento demografico.

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Oggi è assai difficile individuare frammenti di insediamenti antichi, che sono limitati, oltre a interrotti percorsi pedonali, al vicino monastero di Santa Chiara e alle abitazioni di via Vernazza e di via Pontetti.
Mentre gli homines di San Martino de Erclo sono chiamati già nel 1128 a prestare servizio di difesa nella guardia civitatis, la chiesa di San Martino è documentata in atti della Curia genovese dal 1143: è una pieve rurale (infatti nel 1164 è indicato il plebejo S. Martini de Ircis), istituita probabilmente da non molti anni, che fa parte dell'organizzazione ecclesiastica del territorio fuori della città, oltre il suburbium che si estende fino al Bisagno. La pieve, sede del fonte battesimale, ha giurisdizione su altri istituti religiosi e comprende un vasto territorio fino ai confini della pieve di Nervi, più antica. Insieme alla perduta pieve di San Martino di Sampierdarena segna quelli che Ennio Poleggi definisce termini civitatis, “posti di solito sotto la protezione del santo vescovo di Tours” (militare della guardia imperiale che garantiva l'ordine pubblico, divenne vescovo cristiano e morì a Tours nel 397).

La vasta area che va dal Bisagno al torrente Sturla non è più città in senso stretto sotto il profilo giuridico ma un territorium che dipende comunque da essa per la difesa e altri aspetti amministrativi. Nei documenti medievali la nostra San Martino, da non confondere con San Martino de Via in sponda destra del Bisagno, è citata con il toponimo Jrchis (plebs Jrchis), variamente declinato (de Erclo, de Hirchis, de Irchis, de Yrco, degli Archi) che forse si deve riferire alla presenza di greggi di capre (capra hircus), a sottolineare il paesaggio rurale e l'economia pastorale. Dalla fine del XVI secolo usuale diventa il toponimo “d'Albaro”. 

Dell'edificio medievale e delle modifiche nei secoli successivi non resta oggi nessuna traccia. Sappiamo che la chiesa aveva un proprio ospedale (sotto il portico del quale nel 1207 si svolge una lite), struttura di accoglienza per malati, pellegrini e viandanti. Il piccolo complesso sorge infatti sul percorso della viabilità romana che risaliva il colle proprio fino alla pieve.

Alla metà del XIV secolo San Martino risulta essere chiesa collegiata con relativo capitolo: in un documento del 1359, infatti, si legge che alcuni dei canonici cedono a Simon Boccanegra un terreno dove verrà eretto il suo palazzo in prossimità della cappella di Santa Tecla.

Alla fine del XVI secolo, benché restaurato e modificato nel tempo, l'edificio medievale risultava in cattive condizioni tanto che nella sua relazione il visitatore apostolico Monsignor Francesco Bossi lo giudicò inadeguato alle nuove esigenze del culto tridentino, soprattutto in relazione all'aumento della popolazione che afferiva alla pieve. Dopo alcuni interventi immediatamente successivi, nel 1614 la chiesa venne ricostruita ex novo in dimensioni più ampie, modificando e cancellando del tutto lo schema dell'edificio originario.

Di questa fase conosciamo dalle fonti un dettaglio della facciata: un piccolo atrio al centro, sorretto da colonne, tipico anch'esso di un edificio rurale. Proprio a partire dalla metà del XVII secolo l'interno venne arricchito dagli affreschi di Bernardo e Valerio Castello, quest'ultimo tra i protagonisti della stagione del Barocco a Genova, oltre che entrambi parrocchiani della chiesa di San Martino.

Ulteriori interventi risalgono al 1846 quando la costruzione fu allungata di otto metri verso il lato di ingresso, eliminando del tutto la facciata precedente del XVII secolo. In questa occasione il numero degli altari salì da sette a undici. Questi lavori, che ebbero un impatto non trascurabile sulla struttura dell'edificio, sono ricordati nell'iscrizione posta all'esterno, sopra l'ingresso centrale: l'epigrafe in  particolare ricorda la “pietatem incolarum”, cioè la pietà dei committenti e finanziatori dell'intervento, provenienti da un territorio agricolo e comunque al di fuori dalla città.

Come è noto infatti, il termine, derivato da colӗre (coltivare e abitare), ha un'accezione originaria strettamente legata alla terra. A questa trasformazione si aggiunsero nuove decorazioni pittoriche e scultoree all'interno circa dieci anni dopo. 

Ai primi del Novecento furono costruiti un nuovo coro e un'abside semicircolare più ampia creando una zona più spaziosa rispetto al presbiterio precedente molto meno profondo. Interventi più recenti come la sostituzione dell'antico altare centrale e modifiche a quelli laterali hanno ulteriormente alterato la spazialità interna. Permane tuttavia la connotazione originaria della chiesa seicentesca, semplice e sobria, tipica di una frazione rurale. L'edificio infatti presenta una navata unica, senza transetto, coperta da una volta a botte, collegata da un ampio arcone alla zona del presbiterio. Solo le cinque arcate che racchiudono gli altari laterali interrompono l'uniformità delle pareti. La facciata di colore rosa, neoclassica, è scandita da lesene e conclusa con un timpano triangolare.

 

Anna Maria Dagnino
Luisa Cavallaro

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