28 Aprile: S. Gianna Beretta Molla

Gianna Beretta Molla nacque a Magenta (Milano),  il 4 ottobre 1922, festa di San Francesco d’Assisi.

Era la decima di tredici figli, di cui tre si consacrarono a Dio come missionari.
Il papà Alberto, uomo dalla fede profonda, ogni giorno si recava alla S. Messa insieme alla moglie, Maria De Micheli, e ai suoi figli.

Gianna, sin dalla prima giovinezza, accolse il dono della fede e l’educazione  cristiana che ricevette dai suoi genitori, che la portarono a considerare la vita come un dono meraviglioso di Dio, ad avere una fiducia illimitata nella Divina Provvidenza, ad essere certa della necessità e dell’efficacia della preghiera.

Immersa in questa atmosfera familiare di grande fede e amore per il Signore, Gianna ricevette la Prima Comunione a soli cinque anni e mezzo. Da quel giorno andò tutte le mattine alla Messa: la S. Comunione divenne “il suo cibo indispensabile di ogni giorno”, sostegno e luce della sua vita.

Crebbe serena, prodigandosi per i fratelli e le sorelle, senza mai stare in ozio: amava tutte le cose belle, la musica, la pittura, le gite in montagna.

Nel gennaio 1937 morì la sua carissima sorella Amalia, all’età di 26 anni, e la famiglia si trasferì a Genova Quinto.

Negli anni della residenza genovese, Gianna maturò profondamente la sua vita spirituale.

Contribuì in modo determinante a far maturare in pienezza il cammino spirituale di Gianna anche l’ottimo Parroco di Quinto, il noto liturgista Mons. Righetti: egli, che divenne suo direttore spirituale, l’ebbe attiva collaboratrice nell’Azione Cattolica come delegata delle Piccolissime, e le inculcò l’amore alla liturgia, che fu per lei una fonte di vita spirituale.

I bombardamenti su Genova provarono molto mamma Maria, già debole di cuore, e così la famiglia, nell’ottobre 1941, ritornò a Bergamo.
Fu qui che Gianna, perse entrambi i genitori, a poco più di quattro mesi di distanza l’una dall’altro, prima la mamma, nell’aprile 1942, a 55 anni, e poi il papà, nel settembre, all’età di 60 anni.

Nel novembre dello stesso anno si iscrisse e frequentò la Facoltà di Medicina e Chirurgia e si laureò nel 1949.

Mentre si dedicava con diligenza agli studi di medicina, tradusse la sua grande fede in un impegno generoso di apostolato tra le giovani nell’Azione Cattolica e di carità verso i vecchi e i bisognosi nelle Conferenze di San Vincenzo, sapendo che “a Dio piace chi dona con gioia” amava Dio e desiderava e voleva che molti lo amassero.

Si interrogava, pregando, sulla sua vocazione, che considerava anch’essa un dono di Dio, perché: “Dal seguire bene la nostra vocazione dipende la nostra felicità terrena ed eterna.”

L’8 dicembre 1954,  Gianna ebbe il suo primo incontro con l’uomo della sua vita, l’ingegner Pietro Molla, dirigente di una società milanese, appartenente  all’Azione Cattolica.

Si unirono in matrimonio nel  1955.

Fu moglie felice, e il Signore presto esaudì il suo grande desiderio di diventare mamma di tanti bambini: nacque Pierluigi,  Maria Zita e Laura.

Nella comunione di vita e d’amore della famiglia, che la nascita dei figli aveva reso ancora più ampia ed impegnativa, Gianna si sentì sempre pienamente appagata.
Nel 1961, verso il termine del secondo mese di una nuova gravidanza, Gianna si presentò un fibroma, tumore benigno, all’utero.

Prima dell’intervento operatorio di asportazione del fibroma, ben sapendo il rischio che avrebbe comportato il continuare la gravidanza, supplicò il chirurgo di salvare la vita che portava in grembo e si affidò alla preghiera e alla Provvidenza. La vita fu salva.

Gianna ringraziò il Signore e trascorse i sette mesi che la separavano dal parto con impareggiabile forza d’animo e con immutato impegno di madre e di medico. Alcuni giorni prima del parto, pur confidando sempre nella Provvidenza, era pronta a donare la sua vita per salvare quella della sua creatura. “Mi disse esplicitamente” – ricorda il marito Pietro – “con tono fermo e al tempo stesso sereno, con uno sguardo profondo che non dimenticherò mai: Se dovete decidere fra me e il bimbo, nessuna esitazione: scegliete – e lo esigo – il bimbo. Salvate lui”.

Pietro, che conosceva benissimo la generosità di Gianna, il suo spirito di sacrificio, la ponderatezza e la forza delle sue scelte e delle sue decisioni, si sentì nell’obbligo di coscienza di doverle rispettare, anche se potevano avere conseguenze estremamente dolorose per lui e per i loro figli.

Per Gianna la creatura che portava in grembo aveva gli stessi diritti alla vita degli altri figli, e lei sola, in quel momento, rappresentava, per

la creatura stessa, lo strumento della Provvidenza per poter venire al mondo; per gli altri figli, la loro educazione e la loro crescita, ella faceva pieno affidamento sulla Provvidenza attraverso i congiunti.

La scelta di Gianna fu dettata dalla sua coscienza  e può essere ben compresa solo alla luce della sua grande fede, della sua ferma convinzione del diritto sacro alla vita, dell’eroismo dell’amore materno e della piena fiducia nella Provvidenza.

Il mattino del 21 aprile, Sabato Santo, diede alla luce Gianna Emanuela, per via cesarea, e per Gianna iniziò il calvario della sua passione, che si accompagnò a quella del suo Gesù sul Monte Calvario.

Già dopo qualche ora dal parto le condizioni generali di Gianna si aggravarono: febbre, sempre più elevata, e sofferenze addominali atroci per il subentrare di una peritonite settica.

Nonostante tutte le cure praticate, le sue condizioni peggiorarono di giorno in giorno. Desiderò ricevere Gesù Eucaristico anche giovedì e venerdì. Gianna, come il suo Gesù, si consegnò al Padre.

All’alba del 28 aprile, Sabato in Albis, venne riportata, come da suo desiderio nella sua casa dove morì. Aveva solo 39 anni.
I suoi funerali furono una grande manifestazione unanime di profonda commozione, di fede e di preghiera.

Fu sepolta nella cappella di famiglia, mentre rapidamente si diffuse la fama di santità per la sua vita e per il gesto di amore grande, incommensurabile, che l’aveva coronata.

Proclamata beata il 24 aprile 1994, e proclamata santa da Giovanni Paolo II il 16 maggio 2004.