Santo Papa

San Gregorio VII

Festa liturgica: 25 maggio

Gregorio VII è uno dei più grandi papi della storia. Egli nacque a Soana presso Grosseto, verso il 1020. Per trent'anni fiancheggerà come consigliere, teologo, diplomatico e legato, l'opera di riforma di cinque pontefici, impegnati a combattere il concubinato del clero e la simonia....

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San Gregorio VII
San Gregorio VII
Gregorio VII è uno dei più grandi papi della storia. Egli nacque a Soana presso Grosseto, verso il 1020. Per trent'anni fiancheggerà come consigliere, teologo, diplomatico e legato, l'opera di riforma di cinque pontefici, impegnati a combattere il concubinato del clero e la simonia. Leone IX lo ordinò suddiacono e lo fece priore ed economo del monastero di San Paolo fuori le mura perché riformasse la disciplina monastica e restaurasse la basilica. Stefano IX lo ordinò diacono, Alessandro II lo creò cardinale e cancelliere della medesima. Quando costui morì, tutto il popolo acclamò Ildebrando papa. L'elezione fu fatta subito dopo dai cardinali nella chiesa di San Pietro in Vincoli. L'austero monaco si chiamò Gregorio. Aveva compiuto cinquant'anni. Si fece ordinare prete, vescovo. Conscio della somma potestà che gli derivava dall'essere il successore di S. Pietro, si pose subito ad attuare il programma di riforma già vigorosamente iniziato dai suoi predecessori. Vera tempra di lottatore, perspicace e di carattere impetuoso Gregorio VII era l'uomo più indicato per rivendicare alla Chiesa le sue libertà. Gregorio VII, nel sinodo del 1074, rinnovò i decreti di scomunica contro la simonia e il concubinato del clero, proibì l'esercizio delle funzioni religiose ai preti sposati e incitò il popolo a tenersene lontano. Nonostante le agitazioni e le ribellioni suscitate, il papa sostenne i suoi principi che davano esecuzione ad una antica legge ecclesiastica, convinto che lo stato matrimoniale fosse inconciliabile col sacerdozio. Tuttavia, le cause principali degli scandali della chiesa erano l'eccessiva implicazione del clero negli interessi terreni, e il dominio dei laici negli affari ecclesiastici. Per tagliare i mali alla radice, nel sinodo del 1075 l'intrepido pontefice proibì anche ogni conferimento di uffici ecclesiastici da parte di laici e, in particolare, l'investitura dei vescovi per mano del re di Germania mediante la consegna simbolica del pastorale e dell'anello. Contro simile decreto, sovvertitore della potenza imperiale, insorsero i signori feudali. Enrico IV scese decisamente in lotta aperta. Inebriato della vittoria conseguita sui Sassoni lo stesso anno, nominò i titolari di parecchie diocesi, tra cui quella di Milano, che non era neppure vacante. Il papa fece allo sconsiderato imperatore nuove rimostranze, gli rimproverò l'intrusione a Milano si dichiarò pronto ad un accordo, ma lo fece minacciare di scomunica e di deposizione qualora si fosse ostinato nella disubbidienza. Per tutta risposta Enrico IV convocò una dieta a Worms, nel gennaio del 1076, in cui ventisei vescovi condannarono e deposero Gregorio VII. Il re stesso, nella sua veste di patrizio romano, diresse a Ildebrando "falso monaco e non più papa" una lettera per ordinargli di scendere dalla cattedra "usurpata". Un mese dopo il papa lanciò la scomunica contro Enrico, gl'interdisse il governo della Germania e dell'Italia e sciolse i sudditi dal giuramento di fedeltà. L'Europa rimase sbalordita dì fronte a quella punizione fino allora inaudita. Attorno all'imperatore si fece il vuoto. I Sassoni si risollevarono e i principi nella tedeschi decisero di abbandonare definitivamente Enrico se fosse rimasto nella scomunica per più di un anno. Enrico comprese che la sua situazione era drammatica. Piuttosto di umiliarsi dinanzi ai propri vassalli, preferì scendere con poca scorta in Italia per umiliarsi dinanzi al papa. Gregorio VII, già in viaggio verso Augusta, alla notizia del suo arrivo si era chiuso nella rocca di Canossa della marchesa Matilde, seguace fedele e incondizionata del papato. Enrico si presentò per tre giorni successivi alle porte del castello scalzo e vestito di saio come un penitente sollecitando l'ammissione e implorante l'assoluzione dalla scomunica. Dopo prolungate trattative, al quarto giorno ottenne di essere assolto e comunicato dal papa. Enrico riusciva così a spezzare il cerchio dei suoi avversari. L'atto generoso di Gregorio non aveva soddisfatto appieno Enrico il quale avrebbe voluto, anche la restituzione del trono, e aveva intiepidito i principi germanici i quali scelsero nuovo re Rodolfo di Svezia, ambizioso cognato di Enrico. Nella guerra civile che ne seguì il papa tentò di porsi arbitro tra i due contendenti, ma Enrico, superiore di forze, con la minaccia di far eleggere un antipapa, chiese il riconoscimento per sé e la scomunica per suo cognato. Gregorio, invece, nel sinodo quaresimale del 1080, rinnovò la scomunica e la deposizione di Enrico, confermò Rodolfo e rinnovò il decreto dell'investitura con l'aggravante della scomunica. Nel sinodo tenuto a Bressanone poco dopo, Enrico fece di nuovo dichiarare dai vescovi Gregorio VII deposto. Al suo posto fu eletto Viberto, arcivescovo di Ravenna, con il nome di Clemente III. Dopo la morte di Rodolfo in battaglia, Enrico sì trasferì in Italia con il suo esercito. Solo dopo quattro anni riuscì a entrare in Roma e occuparla (1084), fatta eccezione di Castel S. Angelo, in cui il papa ancora resisteva. Gregorio sarebbe caduto in mano del suo avversario se, in suo aiuto, non fosse giunto Roberto il Guiscardo, che costrinse i tedeschi alla ritirata. Ma il saccheggio compiuto dai suoi soldati provocarono tale inasprimento dei cittadini contro Gregorio, che gli resero impossibile la permanenza in città. Si ritirò quindi a Salerno, capitale dei normanni, dove morì il 25-5-1085 esclamando con il salmista: "Ho amato la giustizia e odiato l'iniquità, perciò muoio in esilio". (SI. 44, 8). Fu sepolto nel duomo. Non fu canonizzato formalmente, però Benedetto XIII ne estese la memoria a tutta la Chiesa nel 1728. Con la sua morte sembrava sancita la sconfitta del papato per sempre. Era vero invece il contrario. I successori di Gregorio VII raccoglieranno il frutto del suo apparente insuccesso: il consolidamento dell'autorità giuridica, morale e politica della Chiesa che avrà il suo apogeo con Innocenzo III.

Parrocchia San Martino d'Albaro

Genova — Via Silvio Lagustena, 35

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