Festa liturgica: 7 dicembre
Ambrogio (Treviri c. 340 – Milano 397), governatore diventato vescovo per acclamazione popolare nel 374. Uno dei quattro Dottori della Chiesa d'Occidente, battezzò sant'Agostino e oppose l'imperatore Teodosio.
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Milano, 374. In una chiesa della città, gremita all'inverosimile, cattolici e ariani stavano discutendo sul nome del successore del vescovo Assenzio, ariano, morto di recente. Ambrogio, governatore della Lombardia, si recò in quella chiesa per calmare gli animi. Il popolo accolse le sue esortazioni e la sua missione sembrava compiuta quando accadde l'imprevisto che gli cambierà completamente la vita: qualcuno dalla folla gridò forte «Ambrogio vescovo!» e l'intera assemblea, cattolici e ariani, folgorati da quel grido ripeterono a loro volta lo stesso grido. Ambrogio accettò. Fu così che nel giro di una settimana venne battezzato e poi consacrato vescovo, il 7 dicembre del 374.
Ambrogio era nato a Treviri, in Germania, da una nobile famiglia romana. Suo padre era governatore delle Gallie. Riprese gli studi per la carriera legale ottenendo molti successi come avvocato, finché l'imperatore Valentiniano lo nominò nel 370 governatore, con residenza a Milano. Fatto vescovo, decise di rompere ogni legame con la vita precedente: donò le sue ricchezze ai poveri, le sue terre e proprietà alla Chiesa. Consapevole della sua impreparazione teologica, si diede allo studio della Scrittura e delle opere dei Padri della Chiesa.
La sua vita era frugale e semplice, le sue giornate dense di incontri con la gente, di studio e di preghiera. Ogni giorno diceva la Messa per i suoi fedeli dedicandosi poi al loro servizio. Lo stesso Agostino d'Ippona ne rimase affascinato tanto da sceglierlo come maestro nella fede, proprio perché con il suo modo di fare e di predicare aveva contribuito alla sua conversione.
Nel 386 Ambrogio, incurante della legge imperiale che favoriva gli ariani, si rifiutò di consegnare agli ariani anche una sola chiesa. Il popolo si barricò nella basilica insieme con lui; le truppe imperiali assediarono la chiesa. Ambrogio, per occupare il tempo, insegnò ai suoi fedeli salmi e cantici composti da lui stesso — fu il fondatore dell'innologia latina — riassumendo il tutto con la celebre frase: «L'imperatore è nella Chiesa, non sopra la Chiesa».
Dopo il massacro di Tessalonica del 390, in cui morirono più di settemila persone, Ambrogio ritenne responsabile pubblicamente l'imperatore Teodosio stesso, invitandolo a pentirsi pubblicamente. Alla fine l'imperatore cedette e piegò la testa. Per i suoi molteplici scritti è uno dei quattro grandi Dottori della Chiesa d'Occidente, insieme a Gerolamo, Agostino e Gregorio Magno.
Genova — Via Silvio Lagustena, 35
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