Il culto alla Madonna Addolorata
Fra i tanti titoli e celebrazioni mariane, il più sentito perché più vicino alla realtà umana, è quello di Beata Vergine Maria Addolorata e il dolore di Maria, creatura privilegiata sì, ma sempre creatura come noi, è più facile comprenderlo, perché lo subiamo anche noi, seppure in condizioni e gradi diversi.
Veder morire un figlio è per una madre il dolore più grande che ci sia, non vi sono parole che possano consolare, chi naturalmente aspettando di poter morire dopo aver generato, allevato ed educato, l’erede e il continuatore della sua umanità, vede invece morire il figlio mentre lei resta ancora in vita, quel figlio al quale avrebbe voluto ridare altre cento volte la vita e magari sostituirsi ad esso nel morire.
I milioni di madri che nel tempo hanno subito questo immenso dolore, a lei si sono rivolte per trovare sostegno e consolazione, perché Maria ha visto morire il Figlio in modo atroce, consapevole della sua innocenza, soffrendo per la cattiveria, incomprensione, malvagità, scatenate contro di lui, personificazione della Bontà infinita.
Ma non fu solo per la repentina condanna a morte, il dolore provato da Maria fu l’epilogo di un lungo soffrire, in silenzio e senza sfogo, conservato nel suo cuore, iniziato da quella profezia del vecchio Simeone pronunziata durante la Presentazione di Gesù al Tempio: “E anche a te una spada trapasserà l’anima”.
Quindi anche tutti coloro che soffrono nella propria carne e nel proprio animo, le pene derivanti da malattie, disabilità, ingiustizia, povertà, persecuzione, violenza fisica e mentale, perdita di persone care, tradimenti, mancanza di sicurezza, solitudine, ecc. guardano a Maria, consolatrice di tutti i dolori; perché avendo sofferto tanto già prima della Passione di Cristo, può essere il faro a cui guardare nel sopportare le nostre sofferenze ed essere comprensivi di quelle dei nostri fratelli, compagni di viaggio in questo nostro pellegrinare terreno.
Ma la Madonna è anche corredentrice per Grazia del genere umano, perché partecipe dell’umanità sofferente ed offerta del Cristo, per questo lei non si è ribellata come madre alla sorte tragica del Figlio, l’ha sofferta indicibilmente ma l’ha anche offerta a Dio per la Redenzione dell’umanità.
E come dalla Passione, Morte e Sepoltura di Gesù, si è passato alla trionfale e salvifica Resurrezione, anche Maria, cooperatrice nella Redenzione, ha gioito di questa immensa consolazione e quindi maggiormente è la più adatta ad indicarci la via della salvezza e della gioia, attraversando il crogiolo della sofferenza in tutte le sue espressioni, della quale comunque non potremo liberarci perché retaggio del peccato originale.
La devozione alla Madonna Addolorata, che trae origine dai passi del Vangelo, dove si parla della presenza di Maria Vergine sul Calvario, prese particolare consistenza a partire dalla fine dell’XI secolo e fu anticipatrice della celebrazione liturgica, istituita più tardi.
Testimonianza di questa devozione è il popolarissimo ‘Stabat Mater’ in latino, attribuito a Jacopone da Todi, il quale compose in lingua volgare anche le famose ‘Laudi’.
A metà del secolo XIII, nel 1233, sorse a Firenze l’Ordine dei frati “Servi di Maria”, fondato dai Ss. Sette Fondatori e ispirato dalla Vergine. L’Ordine che già nel nome si qualificava per la devozione alla Madre di Dio, si distinse nei secoli per l’intensa venerazione e la diffusione del culto dell’Addolorata; il 9 giugno del 1668, la S. Congregazione dei Riti permetteva all’Ordine di celebrare la Messa votiva dei sette Dolori della Beata Vergine, facendo menzione nel decreto che i Frati dei Servi, portavano l’abito nero in memoria della vedovanza di Maria e dei dolori che essa sostenne nella passione del Figlio.
Successivamente, papa Innocenzo XII, il 9 agosto 1692 autorizzò la celebrazione dei Sette Dolori della Beata Vergine la terza domenica di settembre.
I Sette Dolori di Maria, corrispondono ad altrettanti episodi narrati nel Vangelo: 1) La profezia dell’anziano Simeone, quando Gesù fu portato al Tempio “E anche a te una spada trafiggerà l’anima”. – 2) La Sacra Famiglia è costretta a fuggire in Egitto “Giuseppe destatosi, prese con sé il Bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto”. – 3) Il ritrovamento di Gesù dodicenne nel Tempio a Gerusalemme “Tuo padre ed io angosciati ti cercavamo”. – 4) Maria addolorata, incontra Gesù che porta la croce sulla via del Calvario. – 5) La Madonna ai piedi della Croce in piena adesione alla volontà di Dio, partecipa alle sofferenze del Figlio crocifisso e morente. – 6) Maria accoglie tra le sue braccia il Figlio morto deposto dalla Croce. – 7) Maria affida al sepolcro il corpo di Gesù, in attesa della risurrezione.
La liturgia e la devozione hanno compilato anche le Litanie dell’Addolorata, ove la Vergine è implorata in tutte le necessità, riconoscendole tutti i titoli e meriti della sua personale sofferenza.
La tradizione popolare ha identificato la meditazione dei Sette Dolori, nella pia pratica della ‘Via Matris’, che al pari della Via Crucis, ripercorre le tappe storiche delle sofferenze di Maria e sempre più numerosi sorgono questi itinerari penitenziali, specie in prossimità di Santuari Mariani, rappresentati con sculture, ceramiche, gruppi lignei, affreschi.
Le processioni penitenziali, tipiche del periodo della Passione di Cristo, comprendono anche la figura della Madre dolorosa che segue il Figlio morto, l’incontro sulla salita del Calvario, Maria posta ai piedi del Crocifisso.
La vergine Addolorata è di solito vestita di nero per la perdita del Figlio, con una spada o con sette spade che le trafiggono il cuore.
In virtù del culto così diffuso all’Addolorata, ogni città e ogni paese ha una chiesa o cappella a lei dedicata; varie Confraternite assistenziali e penitenziali, come pure numerose Congregazioni religiose femminili e alcune maschili, sono poste sotto il nome dell’Addolorata, specie se collegate all’antico Ordine dei Servi di Maria.
L’amore e la venerazione per la Consolatrice degli afflitti e per la sua ‘compassione’, ha prodotto, specie nell’Ordine dei Servi splendide figure di santi, ne citiamo alcuni: I Santi Sette Fondatori, s. Giuliana Falconieri, s. Filippo Benizi, s. Pellegrino Laziosi, s. Antonio Maria Pucci, s. Gabriele dell’Addolorata (passionista), senza dimenticare, primo fra tutti, s. Giovanni apostolo ed evangelista, sempre accanto a lei per confortarla e condividerne l’indicibile dolore, accompagnandola fino al termine della sua vita.
Storia della Devozione
alla BVM Addolorata
Testo tratto da: “Storia della Chiesa di San Martino”; scritto e stampato dal Sacerdote Giuseppe Lanfranconi; pp. 117-124.
Citiamo in ultimo, per darne come merita un particolare rilievo, la “Memoria dei dolori si Maria SS.” celebrata in ben due ricorrenze ormai tradizionali: nel Carnevale, con intenzione riparatrice e nella terza domenica di settembre, festa liturgica della chiesa universale. In S. Martino d'Albaro il culto della Madonna Addolorata ha una storia a sé, che segna una delle più fulgide pagine della nostra vita parrocchiale. Il piccolo sipario che ricopre la veneratissima immagine, dono della famiglia Sauli, reca sullo sfondo ricamato di fili d’argento quattro date ricamate in oro: 1844 – 1847 – 1854 – 1857.
L’Arciprete Chiappe, nell’introduzione al suo “Libro di pietà” registra i fatti mariani, di cui fu ferventissimo promotore.
Era il 1844 e volgevano i tristi giorni delle carnevalesche mattezze, in cui moltiplicandosi anche da una gran parte di cristiani i peccati, pur si rinnova più che mai la cagione della desolazione e degli strazi nel dolcissimo cuore di Maria, che Madre del Redentore fu fatta nostra Madre dal Figlio per noi morente sulla croce.
Dovevano i Figli ricordarsi con tenerezza e compassione dei dolori della più amorosa tra le madri, e onorarla con speciali ossequi in un tempo, in cui maggiormente le si rinnovella l’afflizione del Golgota, e riparare altresì in qualche modo le onte e gli oltraggi che si fanno alla Divina Maestà.
A tale intendimento, tuttochè in paese non si avessero a deplorare gli strepiti profani e gli altri disordini dell'epoca sempre sorgenti di dissipazione e d'immoralità, il novello pastore (D. Chiappe) diede opera a che nella chiesa parrocchiale ed all'altare ove da parecchi anni trovavasi già esposta al pubblico una cara e preziosa immagine dell'Addolorata, si celebrasse annualmente un devoto triduo con discorsi analoghi negli ultimi tre giorni di carnevale, e l’ultimo fosse più distinto come festa consacrata ai dolori della SS Vergine.
La popolazione vi corrispose con plauso e dimostrò fin d’allora un particolare gradimento di tributare alla gran Madre di Dio sotto il titolo di Addolorata generosi omaggi di profondo rispetto e venerazione. Questo però non era che un piccolo seme, il quale gettato in un buon terreno sarebbesi mirabilmente sviluppato mettendo profonde radici.
Essendosi nel 1846 intraprese compiuta la fabbrica del necessario e desideratissimo prolungamento della nostra chiesa parrocchiale, nella domenica di Quinquagesima dell’anno seguente (1847) si ribenediceva il sacro tempio sotto gli auspici ed il patronato della Regina dei Martiri, trasportandosene al massimo altare la benedetta effigie riposta in una nuova magnifica cornice ricca di fregi e di raggi e dorata a foggia di trono. Fu quello un momento di gioia comune e di pubblica soddisfazione.
Da allora il triduo di carnevale in memoria dei dolori di Maria SS. si ritenne come principale e primaria solennità della parrocchia in maniera che oggidì sia per la sontuosità degli arredi e paramenti propri, sia per il numero dei lampadari e delle faci, sia per l'edificante affluenza del popolo sia alle varie funzioni che ai tribunali di penitenza e alla Mensa Eucaristica, non è seconda a quante ordinariamente se ne celebrano nella nostra Liguria.
Si fissò che in ogni anno a preparazione un corso di spirituali esercizi precedesse la triduana solennità e questa si chiudesse con una gran processione...
Ne Maria venne meno alla fiducia che in lei, potentissima avvocata presso il Figlio, ponevano illimitata il pastore e il gregge.
Essendosi nel 1846 intraprese compiuta la fabbrica del necessario e desideratissimo prolungamento della nostra chiesa parrocchiale, nella domenica di Quinquagesima dell’anno seguente (1847) si ribenediceva il sacro tempio sotto gli auspici ed il patronato della Regina dei Martiri, trasportandosene al massimo altare la benedetta effigie riposta in una nuova magnifica cornice ricca di fregi e di raggi e dorata a foggia di trono. Fu quello un momento di gioia comune e di pubblica soddisfazione.
Da allora il triduo di carnevale in memoria dei dolori di Maria SS. si ritenne come principale e primaria solennità della parrocchia in maniera che oggidì sia per la sontuosità degli arredi e paramenti propri, sia per il numero dei lampadari e delle faci, sia per l'edificante affluenza del popolo sia alle varie funzioni che ai tribunali di penitenza e alla Mensa Eucaristica, non è seconda a quante ordinariamente se ne celebrano nella nostra Liguria.
Si fissò che in ogni anno a preparazione un corso di spirituali esercizi precedesse la triduana solennità e questa si chiudesse con una gran processione...
Ne Maria venne meno alla fiducia che in lei, potentissima avvocata presso il Figlio, ponevano illimitata il pastore e il gregge.
Che oltre innumerevoli grazie particolari ottenute per di Lei mezzo dai singoli, delle quali fanno fede e i molti voti ond’è attorniata l’immagine e le molte offerte per aumentarne il culto, e i tridui di ringraziamento e di ricorso, e il quotidiano supplicare dei fedeli al suo altare, altre più segnalate e dirette al bene comune attestano il presentissimo materno patrocinio di Maria Addolorata, fra cui il refrigerio durante la seconda invasione dell'asiatico morbo e il benefizio della pioggia accordata dopo tre mesi e più giorni di un’ostinata siccità.
Era il 16 aprile 1854 e celebravasi la Pasqua di Resurrezione. Perdurando il cielo di bronzo, avvizzita l’erba, illanguidita la campagna, inattivi i mulini, nacque il pensiero dell’Addolorata.
Il Rev. Arciprete indirizzandosi al popolo porse invito ad un triduo e ad una generale processione di penitenza per la prossima domenica in Albis. E si fece il triduo preparatorio in cui cominciò a rannuvolarsi e a piovigginare di tratto in tratto, e nel pomeriggio della domenica 23 aprile, quasi rasserenatosi il cielo, clero e popolo a piedi scalzi e in abiti di penitenti uscirono in compostissima fila col canto prolungato dello Stabat Mater, recandosi l’effigie dell'Addolorata per i vari quartieri del paese. Tornati alla chiesa il parroco, interprete dei sentimenti della popolazione, fece promessa dell'incoronazione della venerata immagine e di una gran festa che al cadere del decennio di questo ingrandito tempio si sarebbe celebrata.
La grazia giunse al suo colmo, poiché nei giorni immediatamente successivi non a soli spruzzi ma a larga vena cadde l'acqua implorata. I sanmartinesi colla più viva gratitudine nelle evidenti particolarità di questo avvenimento non poterono non riconoscervi un segno visibile della speciale predilezione della Vergine verso di loro ed un'arra luminosa, di protezione e ai salute.
Il consiglio di Fabbriceria formalmente adottò il suggerimento dell'Arcipretce, aggradì il piano delle opere da eseguirsi per solennizzare il meglio possibile le feste dell'Incoronazione e volle che la maggiore delle sei nuove campane si dedicasse a Maria Addolorata colle parole sovrastanti l'effigie: "posuerunt me custodem".
Cessato il furiosissimo flagello del cholera furono rese azioni di grazie alla Madonna con magnificenza e devozione nella seconda domenica dell'ottobre, non essendovi tra i popolani chi non riconoscesse lo scampo e il refrigerio in quel lutto per il favore di lei difenditrice potente. Nel mattino, dopo la Comunione generale, l’arciprete a nome della popolazione confermò il voto emesso dallo straordinario festeggiamento per il 1857.
Approssimavasi l’epoca prefissa e i san martinesi affrettavano nell’animo loro quei santi dì, mentre alla loro religiosa pietà non indarno si faceva ricorso per largizioni all’uopo. E perché non si potesse levar dubbio intorno alla realtà del fatto che porse occasione alle divisate feste l'Arciprete a più riprese ne interpella la popolazione, la quale sempre con uniforme risposta testificò l'accaduto e proclamò altamente sentirne grato alla Vergine dei dolori.
Nel frattempo lodati artisti si adoperarono a decorare variamente la chiesa e a restaurare a nuovo gli antichi dipinti.
Giunto finalmente il sospirato giorno d'inizio dei festeggiamenti, al lieto suono delle campane di tutte le chiese del Comune, ognuno facilmente può intendere con quale e quanta letizia fosse salutato dall'entusiasmata popolazione.
Alle 6 pomeridiane del sabato 20 giugno si cantarono i vespri nella vicina chiesa delle RR. Monache Clarisse, in cui per l'ultimazione dei lavori si celebravano da un mese gli uffizi parrocchiali, e di là processionalmente venne portato il Santissimo nella riaperta chiesa. Collo Stabat Mater in musica, con un discorso ufficiale inaugurale e d'introduzione a quella serie di sermoni da farsi mattina e sera per ben nove giorni e con 1a Benedizione Eucaristica si fece l’apertura delle straordinarie celebrazioni.
La chiesa era parata con un gusto squisito e finissimo e risplendeva per copiosissime faci. L'altar maggiore soprattutto attirava gli sguardi per uno sfarzo non mai veduto. Intanto sulla porta della chiesa si leggeva questa temporanea iscrizione:
-A Maria gran Madre di Dio - in questo tempio ingrandito e dedorato - pel culto de Lei Addolorata - come principale patrona della parrocchia voto solenne - e primo decennale tributo di laudi e di grazie - nel giugno 1857. - Quando alla Vergine dei dolori ricorremmo - con fede la Benigna ci soccorse nella siccità e ci sorrise nel lutto.
Proteggitrice nostra perpetua.
Ma pegno della comune esultanza ed argomento dell'amore verso Maria, videsi tosto brillare dall’uno all’altro confine e nelle abitazioni del centro e in quelle al mare una così splendida e generale illuminazione che non fu vista giammai, compresi i locali dei pubblici uffizi a cura del municipio associatosi alle manifestazioni religiose;
Quelle stesse luminarie ebbero a ripetersi nella sera del 29 al chiudersi delle solennità. Che se nel corso del novendiale fu molta la frequenza ai Sacramenti e alle funzioni di chiesa, e due comunioni generali fervorosissime ebbero luogo nel mattino dell'ottavo e del nono giorno, rispetto alla forma esteriore distinte si ebbero due domeniche e la festa intermedia di S. Giovanni Battista, nelle quali una sceltissima musica accompagnò la Messa solenne e i Vespri, e chiarissimi oratori dissero l'orazione panegirica di attualità.
Oltre a ciò nella prima "infra Missam" il Rev. Mons. Domenico Gualco, prevosto dell'insigne Collegiata di N.S. delle Vigne, ex vicario generale di questa archidiocesi, previa delegazione dell'Ordinario diocesano, attorniato dal clero, dai fabbriceri e massari e da altri notabili personaggi, fra l'emozione dell'assemblea accalcatasi, colle preci di rito cinse di aurata corona la fronte della Madonna nella sua dipinta immagine di Addolorata a testimonio perenne di aversela eletta i Sanmartinesi a Signora e Patrona.
Nell'altra domenica Mons. Arcivescovo celebrava qui al mattino il S. Sacrifizio ed assisteva più tardi in abiti pontificali alla Messa cantata, col collegio dei Parroci del Vicariato; alla sera poi impartiva la Benedizione. L'Ill. Sindaco ossequiò S.E. Rev.ma, ed espresse i sentimenti della più viva compiacenza per la gioia dei suoi amministrati in occasione di questi festeggiamenti, cui contribuì grandemente a rendere più memorandi l’auspicata presenza dell’illustre metropolita.
Fu poi veramente un trionfo la processione, che nel pomeriggio del 29 suggellò quei giorni di tanta celebrità. E per il numero stragrande dei componenti la medesima, e per l’inusitata pompa, e per i diversi complessi musicali, e per il cammino percorso, e soprattutto per le dimostrazioni di un’ardente pietà e di animo grato verso la Donna dei dolori, la cui coronata effige in grembo ad un padiglione di luce era portata dal clero in atto di benedire l’ossequioso paese e di guardare vigile e sollecita la vicina città.
E' noto infatti come in quelle ore, in cui il popolo genovese in folla reverente attorniava l’immagine dell'Addolorata e rinnovava l'omaggio dell'antica sua fedeltà, fosse stornato da un disastro imminente e non saputo, e venisser rotti e dispersi i disegni iniqui di chi voleva Genova immersa nel lutto.
E’ certo che Maria volle anche in questa insigne circostanza dar prova di contraccambiare i pietosi uffici, e ne si aveva buon augurio al vedere che uscita appena di chiesa la benedetta immagine, si copriva d’improvviso il sole di sottil nuvoletta, che senza farsi minacciosa temperava opportunamente il soverchio ardore dei suoi raggi. Tuttora è qui fra i vivi chi scorgendo appiccato il fuoco ai serici ornamenti della casa ov’era locata la sacra immagine nella piazza della Soccorsale, e coprirsi di pallore i volti dei circostanti, ricordando il miracolo della Madonna del fuoco in Forlì, senza punto scomporsi disse ad alta voce, che da questo segnale in apparenza infausto si doveva aspettare un effetto il più fausto in sostanza.
Ne è a preterirsi come segnatamente tanto nei fervorini per il ringraziamento delle Comunioni generali quanto nei discorsi delle due ultime sere, l'universo popolo a voci unanimi e ripetute riconfermò la protesta di voler consacrare in perpetuo a Maria Addolorata sé medesimo ed ogni sua pertinenza, acclamandola "Patrona Principale" della parrocchia.
Indi in poi la memoria solenne dei dolori della Beata Vergine non fu più limitata nella stagione del carnevale, ma dell’augusta Patrona si prese a celebrare con speciale distinzione quella fissata dalla liturgia della Chiesa nella terza domenica di Settembre. Disposizione così fatta appagò il fervido desiderio della popolazione e di tutti quanti devoti di N.S. Addolorata. Da Genova qua traggono a villeggiare, e soddisfece alle legittime esigenze della Congregazione dei giovinetti dell’uno e dell’altro sesso quivi istituita nel di Lei nome, cui stava a cuore onorare con particolari ossequi la singolare Proteggitrice in altra epoca”.
Oggi questa solenne ricorrenza segna ufficialmente la data della ripresa a ritmo normale delle attività parrocchiali dopo la parentesi estiva e l’inizio ufficiale dell’anno sociale per le varie branchie di A.C.