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Altare di Sant'Apollonia

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Grado

Solennità

Titolo

Patrona

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Sant'Apollonia: storia del culto

È stata tale la devozione per la santa martire Apollonia, protettrice dei denti e delle relative malattie, che dal Medioevo in poi si moltiplicarono i suoi denti-reliquie miracolosi, venerati dai fedeli e custoditi nelle chiese e oratori sacri dell’Occidente; al punto che papa Pio VI (1775-1799), che era molto rigido su queste forme di culto, fece raccogliere tutti quei denti che si veneravano in Italia, raccolti in un bauletto e pesanti circa tre kg e li fece buttare nel Tevere.

Questo episodio ci aiuta a capire quanta impressione, meraviglia e ammirazione, suscitò il martirio della santa nel mondo cristiano, per i suoi aspetti singolari.

Il suo martirio è riportato dallo storico Eusebio di Cesarea (265-340), che nella sua “Historia Ecclesiastica” scritta nel terzo secolo, trascrive un brano della lettera del vescovo s. Dionigi di Alessandria († 264), indirizzata a Fabio di Antiochia, in cui si narrano alcuni episodi dei quali era stato testimone.

Nell’ultimo anno dell’impero di Filippo l’Arabo (243-249), nonostante che in quel periodo di sei anni, ci fu praticamente una tregua nelle persecuzioni anticristiane, scoppiò nel 248 ad Alessandria d’Egitto una sommossa popolare contro i cristiani, aizzata da un indovino alessandrino.

Molti seguaci di Cristo furono flagellati e lapidati, al massacro non sfuggirono nemmeno i più deboli; i pagani entrarono nelle loro case saccheggiando tutto il trasportabile e devastando le abitazioni. Durante questo furore sanguinario dei pagani, fu presa anche la vergine anziana Apollonia, definita da Eusebio “parthenos presbytès”, che però nell’iconografia sacra, come tutte le sante vergini, è raffigurata in giovane età le furono strappati i denti con una tenaglia.

Poi acceso un rogo fuori la città, la minacciarono di gettarcela viva, se non avesse pronunziato insieme a loro parole di empietà contro Dio.

Apollonia chiese di essere lasciata libera un momento e una volta ottenuto ciò, si lanciò rapidamente nel fuoco venendo incenerita.

L’episodio sarebbe avvenuto alla fine del 248 o inizio 249, quindi Apollonia che era in età avanzata, doveva essere nata negli ultimi anni del II secolo o al principio del III secolo; nella sua lettera il vescovo s. Dionigi afferma, che la sua era stata una vita degna di ogni ammirazione e forse per questa condotta esemplare e per l’apostolato che doveva svolgere, si scatenò la furia dei pagani, che infierirono su di lei con particolare crudeltà.

Il gesto di Apollonia di gettarsi nel fuoco, pur di non commettere un peccato grave, suscitò fra i cristiani ed i pagani di allora, una grande ammirazione e nei secoli successivi fu oggetto di considerazione dottrinale.

Volle sottrarsi ad ulteriori dolorosissime torture, che avrebbero potuto indebolire la sua volontà, preferendo gettarsi fra le fiamme.

Sin dal primo Medioevo il culto per la martire di Alessandria, si diffuse prima in Oriente e poi in Occidente; in varie città europee sorsero chiese a lei dedicate, a Roma ne fu edificata una, oggi scomparsa, presso S. Maria in Trastevere; la diffusione del culto fu dovuta anche alla leggenda, simile ad altre sante giovani martiri, di essere figlia di un re che la fece uccidere perché non abiurava la fede cristiana.

La sua festa sin dall’antichità si celebra il 9 febbraio; santa Apollonia, vergine e martire di Alessandria d’Egitto è invocata in tutti i malanni e dolori dei denti; il suo attributo nell’iconografia è una tenaglia che tiene stretto un dente.

L'altare e Pala di Santa Apollonia

Pala di sant'Apollonia.

Autore: Giovanni Battista Delle Piane.
 

Il primo altare dal presbiterio a sinistra è dedicato a Santa Apollonia, raffigurata su tela, nell’acme del Martirio.
Il quadro è attribuito a Giovanni Battista Delle Piane, artista originario di San Martino e morto nel 1804.

ll catalogo della soprintendenza delle belle arti indica come datazione del dipinto 1775 - 1799. 

Gli affreschi laterali, sbiaditi e che necessiterebbero di doveroso restauro, sono attribuiti a Valerio Castello. 

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Altare di Sant'Antonio Abate e Sant'Isidoro

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Grado

Solennità

Titolo

Patrona

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Sant'Antonio Abate: storia del culto

Considerato il più grande eremita di sempre, capace di guarire le malattie più gravi, vive oltre cent’anni. Antonio nasce a Coma, in Egitto, sulle rive del Nilo, intorno al 250, in una famiglia di cristiani, ricchi agricoltori. A vent’anni rimane orfano. Colpito dalle parole del Vangelo ascoltate in chiesa, vende tutti i suoi beni, dà la metà del ricavato alla sorella e regala la sua parte ai poveri. Poi va a vivere da eremita in mezzo al deserto dell’Egitto per ascoltare meglio la voce di Dio.

Antonio è sempre solo e prega tutto il giorno. Occupa il tempo anche lavorando: coltiva un orticello e intreccia canestri. Così gli suggerisce un angelo: «Con la preghiera e il lavoro si tengono lontano noia, tentazioni e spiriti del male». Regola a cui si ispirano in seguito i benedettini: ora et labora (“prega e lavora”).

La sua vita solitaria dura vent’anni, fino a quando la sua fama di grande saggio attira persone che desiderano seguire il suo esempio. Sant’Antonio abate accoglie filosofi, imperatori, semplici pellegrini; consiglia il Bene, mette pace tra i litiganti, conforta, consola, guarisce malattie del fisico e dell’anima, soprattutto una patologia della pelle molto dolorosa: l’herpes zoster, nota come “fuoco di Sant’Antonio”.

Ai suoi discepoli chiamati “Padri del deserto”, diventati numerosi, insegna l’ascetismo. Ogni tanto va a trovarli. Essi vivono da soli in grotte, casupole o ruderi abbandonati: pregano, meditano, svolgono lavori manuali, coltivano la terra e allevano animali, si cibano del poco necessario per sopravvivere.

Nel 311 il santo si reca ad Alessandria d’Egitto per sostenere i cristiani perseguitati. Grazie alla sua notorietà gli viene risparmiata la vita: i soldati romani hanno timore di lui e lo rispettano. Nel 312 si sposta definitivamente in una grotta sul Monte Coltzum, vicino al Mar Rosso. Sant’Antonio abate vive fino a 106 anni in ottima salute.

Si spegne il 17 gennaio del 356. È protettore di animali domestici, bestiame, cavalli, stalle, agricoltori, allevatori, macellai, salumieri e fabbricanti di spazzole. È invocato quando si subisce un’ingiustizia, viene rubato qualcosa, per farci riappacificare, per trovare l’amore e far tornare l’armonia in famiglia. Protegge contro gli incendi, le malattie contagiose, le varici, il prurito e le malattie della pelle come l’herpes zoster, i foruncoli e le eruzioni cutanee in genere. È anche patrono dei dermatologi. Viene raffigurato anziano e con una lunga barba bianca.

Storia della Devozione
a Sant'Isidoro

Ultimo dei Padri latini, S. Isidoro di Siviglia (560-636) ricapitola in sé tutto il retaggio di acquisizioni dottrinali e culturali che l'epoca dei Padri della Chiesa ha trasmesso ai secoli futuri. Scrittore enciclopedico, Isidoro fu molto letto nel medioevo, soprattutto per le sue Etimologie, un'utile "somma" della scienza antica, della quale con più zelo che spirito critico condensò i principali risultati. Questo volgarizzatore dotatissimo della scienza antica, che avrebbe esercitato su tutta la cultura medioevale un influsso considerevole, era soprattutto un vescovo zelante preoccupato della maturazione culturale e morale del clero spagnolo.

Per questo motivo fondò un collegio ecclesiastico, prototipo dei futuri seminari, dedicando molto spazio della sua laboriosa giornata all'istruzione dei candidati al sacerdozio. La santità era di casa nella nobile famiglia, oriunda di Cartagena, che diede i natali verso il 560 a Isidoro: tre fratelli furono vescovi e santi, Leandro, Fulgenzio e il nostro Isidoro; e una sorella, Fiorentina, fu religiosa e santa.

Leandro, il fratello maggiore, fu tutore e maestro di Isidoro, rimasto orfano in tenera età.
Il futuro dottore della Chiesa, autore di una immensa mole di libri che trattano di tutto lo scibile umano, dall'agronomia alla medicina, dalla teologia all'economia domestica, fu dapprima uno studente svogliato e poco propenso a stare chino sui libri di scuola. Come tanti coetanei marinava la scuola e vagava per la campagna. Un giorno si accostò a un pozzo per dissetarsi e notò dei profondi solchi scavati dalla fragile corda sulla dura pietra del bordo. Comprese allora che anche la costanza e la volontà dell'uomo possono aver ragione dei più duri scogli della vita.

Tornò con rinnovato amore ai suoi libri e progredì tanto avanti nello studio da meritare la reputazione di uomo più sapiente del suo tempo. Chierico a Siviglia, Isidoro successe al fratello Leandro nel governo episcopale della importante diocesi.

Come il fratello, sarebbe stato il vescovo più popolare e autorevole della sua epoca, presiedendo pure l'importante quarto concilio di Toledo (nel 633).

Formatosi alla lettura di S. Agostino e S. Gregorio Magno, pur senza avere la vigoria di un Boezio o il senso organizzativo di un Cassiodoro, con essi Isidoro condivide la gloria di essere stato il maestro dell'Europa medievale e il primo organizzatore della cultura cristiana.

Una leggenda racconta che nel primo mese di vita uno sciame d'api, invasa la sua culla, depositasse sulle labbra del piccolo Isidoro un rivoletto di miele, come auspicio del dolce e sostanzioso insegnamento che da quelle labbra sarebbe un giorno sgorgato. Sapienza, mai disgiunta da profonda umiltà e carità, gli hanno meritato il titolo di "doctor egregius" e l'aureola di santo.

L'altare di Sant'Antonio Abate e S. Isidoro

Autore anonimo. Sec. XVIII.
 

Testi e informazioni tratti da "San Martino d'Albaro: una chiesa giovane... mille anni" a cura della comunità parrocchiale di San Martino in occasione del millennio dalla fondazione della chiesa. 

Nel vano ricavato a sinistra del presbiterio, come detto, è stata murata in anni recenti la lapide della tomba di Bernardo Castello, proveniente dallo smantellamento del pavimento e della quinta cappella a sinistra, già ottenuta in giuspatronato dall’artista. In questa cappella, in luogo della dispersa pala di Bernardo con l’Annunciazione, è oggi la tela con I Santi Antonio Abate e Sant’Isidoro, protettori della campagna, opera di pittore genovese della fine del XVIII secolo rasentante l’inizio del XIX, con richiami, negli affreschi che la attornano a moduli pioleschi o dello stesso Castello.

In una parrocchia circondata da fascie e vigneti non poteva mancare la festa di S. Antonio abate, il 17 Gennaio, con la messa alle ore 12 e la benedizione del bestiame.

Il “cliché” delle celebrazioni era obbligato:
prima messa all’alba; 
alle ore 7 la messa della comunione;
alle ore 10
e alle ore 11 la messa
solenne in canto.
L’epilogo della festa era il canto dei vespri, con il panegirico del Santo.

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Iscrizioni anno catechistico 2025-2026

ANNO CATECHISTICO 2025-2026

dall'8 settembre al 4 Ottobre 2025

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Iscrizioni anno catechistico 2025-2026

dall'8 Settembre al 4 Ottobre 2025

Sono aperte presso la segreteria parrocchiale e, secondo gli orari che trovate nel modulo e nella home page, le iscrizioni al nuovo anno catechistico 2025-2026.

Per coloro che iniziano il percorso (bambini e famiglie della 2° elementare), l'iscrizione la si effettua presentandosi in segreteria chiedendo del Parroco, don Germano, il quale darà loro tutte le istruzioni relative.

Per tutti gli altri vi invitiamo a scaricare il modulo, compilarlo, leggerlo attentantamente, presentarsi in segreteria per:

- ricevere informazioni sulla giornata di inizio catechismo del 5 ottobre 2025 alle 9.30 presso l'Istituto delle Immacolatine di via P. Semeria.
- saldare la quota;

 

Vi lasciamo a: 

- modulo da scaricare; 
- locandina da convidividere;

Le iscrizioni sono aperte dal giorno 8 settembre al 4 ottobre 2025

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Novena alla Beata Vergine Maria Addolorata

Novena all'Addolorata

Scarica qui il file con le preghiere che verranno recitate al termine della santa messa dal 4 al 12 settembre per la Novena alla Madonna Addolorata

Novena

Alla Beata Vergine Maria Addolorata

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Storia della devozione all'Addolorata

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Grado

Solennità

Titolo

Patrona

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Il culto alla Madonna Addolorata

Fra i tanti titoli e celebrazioni mariane, il più sentito perché più vicino alla realtà umana, è quello di Beata Vergine Maria Addolorata e il dolore di Maria, creatura privilegiata sì, ma sempre creatura come noi, è più facile comprenderlo, perché lo subiamo anche noi, seppure in condizioni e gradi diversi.

Veder morire un figlio è per una madre il dolore più grande che ci sia, non vi sono parole che possano consolare, chi naturalmente aspettando di poter morire dopo aver generato, allevato ed educato, l’erede e il continuatore della sua umanità, vede invece morire il figlio mentre lei resta ancora in vita, quel figlio al quale avrebbe voluto ridare altre cento volte la vita e magari sostituirsi ad esso nel morire.

I milioni di madri che nel tempo hanno subito questo immenso dolore, a lei si sono rivolte per trovare sostegno e consolazione, perché Maria ha visto morire il Figlio in modo atroce, consapevole della sua innocenza, soffrendo per la cattiveria, incomprensione, malvagità, scatenate contro di lui, personificazione della Bontà infinita.

Ma non fu solo per la repentina condanna a morte, il dolore provato da Maria fu l’epilogo di un lungo soffrire, in silenzio e senza sfogo, conservato nel suo cuore, iniziato da quella profezia del vecchio Simeone pronunziata durante la Presentazione di Gesù al Tempio: “E anche a te una spada trapasserà l’anima”.

Quindi anche tutti coloro che soffrono nella propria carne e nel proprio animo, le pene derivanti da malattie, disabilità, ingiustizia, povertà, persecuzione, violenza fisica e mentale, perdita di persone care, tradimenti, mancanza di sicurezza, solitudine, ecc. guardano a Maria, consolatrice di tutti i dolori; perché avendo sofferto tanto già prima della Passione di Cristo, può essere il faro a cui guardare nel sopportare le nostre sofferenze ed essere comprensivi di quelle dei nostri fratelli, compagni di viaggio in questo nostro pellegrinare terreno.

Ma la Madonna è anche corredentrice per Grazia del genere umano, perché partecipe dell’umanità sofferente ed offerta del Cristo, per questo lei non si è ribellata come madre alla sorte tragica del Figlio, l’ha sofferta indicibilmente ma l’ha anche offerta a Dio per la Redenzione dell’umanità.

E come dalla Passione, Morte e Sepoltura di Gesù, si è passato alla trionfale e salvifica Resurrezione, anche Maria, cooperatrice nella Redenzione, ha gioito di questa immensa consolazione e quindi maggiormente è la più adatta ad indicarci la via della salvezza e della gioia, attraversando il crogiolo della sofferenza in tutte le sue espressioni, della quale comunque non potremo liberarci perché retaggio del peccato originale.

La devozione alla Madonna Addolorata, che trae origine dai passi del Vangelo, dove si parla della presenza di Maria Vergine sul Calvario, prese particolare consistenza a partire dalla fine dell’XI secolo e fu anticipatrice della celebrazione liturgica, istituita più tardi.

Testimonianza di questa devozione è il popolarissimo ‘Stabat Mater’ in latino, attribuito a Jacopone da Todi, il quale compose in lingua volgare anche le famose ‘Laudi’.

A metà del secolo XIII, nel 1233, sorse a Firenze l’Ordine dei frati “Servi di Maria”, fondato dai Ss. Sette Fondatori e ispirato dalla Vergine. L’Ordine che già nel nome si qualificava per la devozione alla Madre di Dio, si distinse nei secoli per l’intensa venerazione e la diffusione del culto dell’Addolorata; il 9 giugno del 1668, la S. Congregazione dei Riti permetteva all’Ordine di celebrare la Messa votiva dei sette Dolori della Beata Vergine, facendo menzione nel decreto che i Frati dei Servi, portavano l’abito nero in memoria della vedovanza di Maria e dei dolori che essa sostenne nella passione del Figlio.

Successivamente, papa Innocenzo XII, il 9 agosto 1692 autorizzò la celebrazione dei Sette Dolori della Beata Vergine la terza domenica di settembre.

I Sette Dolori di Maria, corrispondono ad altrettanti episodi narrati nel Vangelo: 1) La profezia dell’anziano Simeone, quando Gesù fu portato al Tempio “E anche a te una spada trafiggerà l’anima”. – 2) La Sacra Famiglia è costretta a fuggire in Egitto “Giuseppe destatosi, prese con sé il Bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto”. – 3) Il ritrovamento di Gesù dodicenne nel Tempio a Gerusalemme “Tuo padre ed io angosciati ti cercavamo”. – 4) Maria addolorata, incontra Gesù che porta la croce sulla via del Calvario. – 5) La Madonna ai piedi della Croce in piena adesione alla volontà di Dio, partecipa alle sofferenze del Figlio crocifisso e morente. – 6) Maria accoglie tra le sue braccia il Figlio morto deposto dalla Croce. – 7) Maria affida al sepolcro il corpo di Gesù, in attesa della risurrezione.

La liturgia e la devozione hanno compilato anche le Litanie dell’Addolorata, ove la Vergine è implorata in tutte le necessità, riconoscendole tutti i titoli e meriti della sua personale sofferenza.
La tradizione popolare ha identificato la meditazione dei Sette Dolori, nella pia pratica della ‘Via Matris’, che al pari della Via Crucis, ripercorre le tappe storiche delle sofferenze di Maria e sempre più numerosi sorgono questi itinerari penitenziali, specie in prossimità di Santuari Mariani, rappresentati con sculture, ceramiche, gruppi lignei, affreschi.

Le processioni penitenziali, tipiche del periodo della Passione di Cristo, comprendono anche la figura della Madre dolorosa che segue il Figlio morto, l’incontro sulla salita del Calvario, Maria posta ai piedi del Crocifisso.

La vergine Addolorata è di solito vestita di nero per la perdita del Figlio, con una spada o con sette spade che le trafiggono il cuore.

In virtù del culto così diffuso all’Addolorata, ogni città e ogni paese ha una chiesa o cappella a lei dedicata; varie Confraternite assistenziali e penitenziali, come pure numerose Congregazioni religiose femminili e alcune maschili, sono poste sotto il nome dell’Addolorata, specie se collegate all’antico Ordine dei Servi di Maria.

L’amore e la venerazione per la Consolatrice degli afflitti e per la sua ‘compassione’, ha prodotto, specie nell’Ordine dei Servi splendide figure di santi, ne citiamo alcuni: I Santi Sette Fondatori, s. Giuliana Falconieri, s. Filippo Benizi, s. Pellegrino Laziosi, s. Antonio Maria Pucci, s. Gabriele dell’Addolorata (passionista), senza dimenticare, primo fra tutti, s. Giovanni apostolo ed evangelista, sempre accanto a lei per confortarla e condividerne l’indicibile dolore, accompagnandola fino al termine della sua vita.

Storia della Devozione
alla BVM Addolorata

Testo tratto da: “Storia della Chiesa di San Martino”; scritto e stampato dal Sacerdote Giuseppe Lanfranconi; pp. 117-124.

Citiamo in ultimo, per darne come merita un particolare rilievo,  la “Memoria dei dolori si Maria SS.” celebrata in ben due ricorrenze ormai tradizionali: nel Carnevale, con intenzione riparatrice e nella  terza domenica di settembre, festa liturgica della chiesa universale.  In S. Martino d'Albaro il culto della Madonna Addolorata ha una storia a sé, che segna una delle più fulgide pagine della nostra vita parrocchiale. Il piccolo sipario che ricopre la veneratissima immagine,  dono della famiglia Sauli, reca sullo sfondo ricamato di fili d’argento quattro date ricamate in oro: 1844 – 1847 – 1854 – 1857.

L’Arciprete Chiappe, nell’introduzione al suo “Libro di pietà” registra i fatti mariani, di cui fu ferventissimo promotore.

Era il 1844 e volgevano i tristi giorni delle carnevalesche mattezze, in cui moltiplicandosi anche da una gran parte di cristiani i peccati, pur si rinnova più che mai la cagione della desolazione e degli strazi nel dolcissimo cuore di Maria, che Madre del Redentore fu fatta nostra Madre dal Figlio per noi morente sulla croce.

Dovevano i Figli ricordarsi con tenerezza e compassione dei dolori della più amorosa tra le madri, e onorarla con speciali ossequi in un tempo, in cui maggiormente le si rinnovella l’afflizione del Golgota, e riparare altresì in qualche modo le onte e gli oltraggi che si fanno alla Divina Maestà.

A tale intendimento, tuttochè in paese non si avessero a deplorare gli strepiti profani e gli altri disordini dell'epoca sempre sorgenti di dissipazione e d'immoralità, il novello pastore (D. Chiappe) diede opera a che nella chiesa parrocchiale ed all'altare ove da parecchi anni trovavasi già esposta al pubblico una cara e preziosa immagine dell'Addolorata, si celebrasse annualmente un devoto triduo con discorsi analoghi negli ultimi tre giorni di carnevale, e l’ultimo fosse più distinto come festa consacrata ai dolori della SS Vergine.

La popolazione vi corrispose con plauso e dimostrò fin d’allora un particolare gradimento di tributare alla gran Madre di Dio sotto il titolo di Addolorata generosi omaggi di profondo rispetto e venerazione. Questo però non era che un piccolo seme, il quale gettato in un buon terreno sarebbesi mirabilmente sviluppato mettendo profonde radici.

Essendosi nel 1846 intraprese compiuta la fabbrica del necessario e desideratissimo prolungamento della nostra chiesa parrocchiale, nella domenica di Quinquagesima dell’anno seguente (1847) si ribenediceva il sacro tempio sotto gli auspici ed il patronato della Regina dei Martiri, trasportandosene al massimo altare la benedetta effigie riposta in una nuova magnifica cornice ricca di fregi e di raggi e dorata a foggia di trono. Fu quello un momento di gioia comune e di pubblica soddisfazione.

Da allora il triduo di carnevale in memoria dei dolori di Maria SS. si ritenne come principale e primaria solennità della parrocchia in maniera che oggidì sia per la sontuosità degli arredi e paramenti propri, sia per il numero dei lampadari e delle faci, sia per l'edificante affluenza del popolo sia alle varie funzioni che ai tribunali di penitenza e alla Mensa Eucaristica, non è seconda a quante ordinariamente se ne celebrano nella nostra Liguria.

Si fissò che in ogni anno a preparazione un corso di spirituali esercizi precedesse la triduana solennità e questa si chiudesse con una gran processione...

Ne Maria venne meno alla fiducia che in lei, potentissima avvocata presso il Figlio, ponevano illimitata il pastore e il gregge.

Essendosi nel 1846 intraprese compiuta la fabbrica del necessario e desideratissimo prolungamento della nostra chiesa parrocchiale, nella domenica di Quinquagesima dell’anno seguente (1847) si ribenediceva il sacro tempio sotto gli auspici ed il patronato della Regina dei Martiri, trasportandosene al massimo altare la benedetta effigie riposta in una nuova magnifica cornice ricca di fregi e di raggi e dorata a foggia di trono. Fu quello un momento di gioia comune e di pubblica soddisfazione.

Da allora il triduo di carnevale in memoria dei dolori di Maria SS. si ritenne come principale e primaria solennità della parrocchia in maniera che oggidì sia per la sontuosità degli arredi e paramenti propri, sia per il numero dei lampadari e delle faci, sia per l'edificante affluenza del popolo sia alle varie funzioni che ai tribunali di penitenza e alla Mensa Eucaristica, non è seconda a quante ordinariamente se ne celebrano nella nostra Liguria.

Si fissò che in ogni anno a preparazione un corso di spirituali esercizi precedesse la triduana solennità e questa si chiudesse con una gran processione...

Ne Maria venne meno alla fiducia che in lei, potentissima avvocata presso il Figlio, ponevano illimitata il pastore e il gregge.

Che oltre innumerevoli grazie particolari ottenute per di Lei mezzo dai singoli, delle quali fanno fede e i molti voti ond’è attorniata l’immagine e le molte offerte per aumentarne il culto, e i tridui di ringraziamento e di ricorso, e il quotidiano supplicare dei fedeli al suo altare, altre più segnalate e dirette al bene comune attestano il presentissimo materno patrocinio di Maria Addolorata, fra cui il refrigerio durante la seconda invasione dell'asiatico morbo e il benefizio della pioggia accordata dopo tre mesi e più giorni di un’ostinata siccità.

Era il 16 aprile 1854 e celebravasi la Pasqua di Resurrezione. Perdurando il cielo di bronzo, avvizzita l’erba, illanguidita la campagna, inattivi i mulini, nacque il pensiero dell’Addolorata.

Il Rev. Arciprete indirizzandosi al popolo porse invito ad un triduo e ad una generale processione di penitenza per la prossima domenica in Albis. E si fece il triduo preparatorio in cui cominciò a rannuvolarsi e a piovigginare di tratto in tratto, e nel pomeriggio della domenica 23 aprile, quasi rasserenatosi il cielo, clero e popolo a piedi scalzi e in abiti di penitenti uscirono in compostissima fila col canto prolungato dello Stabat Mater, recandosi l’effigie dell'Addolorata per i vari quartieri del paese. Tornati alla chiesa il parroco, interprete dei sentimenti della popolazione, fece promessa dell'incoronazione della venerata immagine e di una gran festa che al cadere del decennio di questo ingrandito tempio si sarebbe celebrata.

La grazia giunse al suo colmo, poiché nei giorni immediatamente successivi non a soli spruzzi ma a larga vena cadde l'acqua implorata. I sanmartinesi colla più viva gratitudine nelle evidenti particolarità di questo avvenimento non poterono non riconoscervi un segno visibile della speciale predilezione della Vergine verso di loro ed un'arra luminosa, di protezione e ai salute.

Il consiglio di Fabbriceria formalmente adottò il suggerimento dell'Arcipretce, aggradì il piano delle opere da eseguirsi per solennizzare il meglio possibile le feste dell'Incoronazione e volle che la maggiore delle sei nuove campane si dedicasse a Maria Addolorata colle parole sovrastanti l'effigie: "posuerunt me custodem".

Cessato il furiosissimo flagello del cholera furono rese azioni di grazie alla Madonna con magnificenza e devozione nella seconda domenica dell'ottobre, non essendovi tra i popolani chi non riconoscesse lo scampo e il refrigerio in quel lutto per il favore di lei difenditrice potente. Nel mattino, dopo la Comunione generale, l’arciprete a nome della popolazione confermò il voto emesso dallo straordinario festeggiamento per il 1857.

Approssimavasi l’epoca prefissa e i san martinesi affrettavano nell’animo loro quei santi dì,  mentre alla loro religiosa pietà non indarno si faceva ricorso per largizioni all’uopo. E perché non si potesse levar dubbio intorno alla realtà del fatto che porse occasione alle divisate feste l'Arciprete a più riprese ne interpella la popolazione, la quale sempre con uniforme risposta testificò l'accaduto e proclamò altamente sentirne grato alla Vergine dei dolori.

Nel frattempo lodati artisti si adoperarono a decorare variamente la chiesa e a restaurare a nuovo gli antichi dipinti.

Giunto finalmente il sospirato giorno d'inizio dei festeggiamenti, al lieto suono delle campane di tutte le chiese del Comune, ognuno facilmente può intendere con quale e quanta letizia fosse salutato dall'entusiasmata popolazione.

Alle 6 pomeridiane del sabato 20 giugno si cantarono i vespri nella vicina chiesa delle RR. Monache Clarisse, in cui per l'ultimazione dei lavori si celebravano da un mese gli uffizi parrocchiali, e di là processionalmente venne portato il Santissimo nella riaperta chiesa. Collo Stabat Mater in musica, con un discorso ufficiale inaugurale e d'introduzione a quella serie di sermoni da farsi mattina e sera per ben nove giorni e con 1a Benedizione Eucaristica si fece l’apertura delle straordinarie celebrazioni.

La chiesa era parata con un gusto squisito e finissimo e risplendeva per copiosissime faci. L'altar maggiore soprattutto attirava gli sguardi per uno sfarzo non mai veduto. Intanto sulla porta della chiesa si leggeva questa temporanea iscrizione:

-A Maria gran Madre di Dio - in questo tempio ingrandito e dedorato - pel culto de Lei Addolorata - come principale patrona della parrocchia voto solenne - e primo decennale tributo di laudi e di grazie - nel giugno 1857. - Quando alla Vergine dei dolori ricorremmo - con fede la Benigna ci soccorse nella siccità e ci sorrise nel lutto.

Proteggitrice nostra perpetua.

Ma pegno della comune esultanza ed argomento dell'amore verso Maria, videsi tosto brillare dall’uno all’altro confine e nelle abitazioni del centro e in quelle al mare una così splendida e generale illuminazione che non fu vista giammai, compresi i locali dei pubblici uffizi a cura del municipio associatosi alle manifestazioni religiose;

Quelle stesse luminarie ebbero a ripetersi nella sera del 29 al chiudersi delle solennità. Che se nel corso del novendiale fu molta la frequenza ai Sacramenti e alle funzioni di chiesa, e due comunioni generali fervorosissime ebbero luogo nel mattino dell'ottavo e del nono giorno, rispetto alla forma esteriore distinte si ebbero due domeniche e la festa intermedia di S. Giovanni Battista, nelle quali una sceltissima musica accompagnò la Messa solenne e i Vespri, e chiarissimi oratori dissero l'orazione panegirica di attualità.

Oltre a ciò nella prima "infra Missam" il Rev. Mons. Domenico Gualco, prevosto dell'insigne Collegiata di N.S. delle Vigne, ex vicario generale di questa archidiocesi, previa delegazione dell'Ordinario diocesano, attorniato dal clero, dai fabbriceri e massari e da altri notabili personaggi, fra l'emozione dell'assemblea accalcatasi, colle preci di rito cinse di aurata corona la fronte della Madonna nella sua dipinta immagine di Addolorata a testimonio perenne di aversela eletta i Sanmartinesi a Signora e Patrona.

Nell'altra domenica Mons. Arcivescovo celebrava qui al mattino il S. Sacrifizio ed assisteva più tardi in abiti pontificali alla Messa cantata, col collegio dei Parroci del Vicariato; alla sera poi impartiva la Benedizione. L'Ill. Sindaco ossequiò S.E. Rev.ma, ed espresse i sentimenti della più viva compiacenza per la gioia dei suoi amministrati in occasione di questi festeggiamenti, cui contribuì grandemente a rendere più memorandi l’auspicata presenza dell’illustre metropolita.

Fu poi veramente un trionfo la processione, che nel pomeriggio del 29 suggellò quei giorni di tanta celebrità. E per il numero stragrande dei componenti la medesima, e per l’inusitata pompa, e per i diversi complessi musicali, e per il cammino percorso, e soprattutto per le dimostrazioni di un’ardente pietà e di animo grato verso la Donna dei dolori, la cui coronata effige in grembo ad un padiglione di luce era portata dal clero in atto di benedire l’ossequioso paese e di guardare vigile e sollecita la vicina città.

E' noto infatti come in quelle ore, in cui il popolo genovese in folla reverente attorniava l’immagine dell'Addolorata e rinnovava l'omaggio dell'antica sua fedeltà, fosse stornato da un disastro imminente e non saputo, e venisser rotti e dispersi i disegni iniqui di chi voleva Genova immersa nel lutto.

E’ certo che Maria volle anche in questa insigne circostanza dar prova di contraccambiare i pietosi uffici, e ne si aveva buon augurio al vedere che uscita appena di chiesa la benedetta immagine, si copriva d’improvviso il sole di sottil nuvoletta, che senza farsi minacciosa temperava opportunamente il soverchio ardore dei suoi raggi. Tuttora è qui fra i vivi chi scorgendo appiccato il fuoco ai serici ornamenti della casa ov’era locata la sacra immagine nella piazza della Soccorsale, e coprirsi di pallore i volti dei circostanti, ricordando il miracolo della Madonna del fuoco in Forlì, senza punto scomporsi disse ad alta voce, che da questo segnale in apparenza infausto si doveva aspettare un effetto il più fausto in sostanza.

Ne è a preterirsi come segnatamente tanto nei fervorini per il ringraziamento delle Comunioni generali quanto nei discorsi delle due ultime sere, l'universo popolo a voci unanimi e ripetute riconfermò la protesta di voler consacrare in perpetuo a Maria Addolorata sé medesimo ed ogni sua pertinenza, acclamandola "Patrona Principale" della parrocchia.

Indi in poi la memoria solenne dei dolori della Beata Vergine non fu più limitata nella stagione del carnevale, ma dell’augusta Patrona si prese a celebrare con speciale distinzione quella fissata dalla liturgia della Chiesa nella terza domenica di Settembre. Disposizione così fatta appagò il fervido desiderio della popolazione e di tutti quanti devoti di N.S. Addolorata. Da Genova qua traggono a villeggiare, e soddisfece alle legittime esigenze della Congregazione dei giovinetti dell’uno e dell’altro sesso quivi istituita nel di Lei nome, cui stava a cuore onorare con particolari ossequi la singolare Proteggitrice in altra epoca”.

Oggi questa solenne ricorrenza segna ufficialmente la data della ripresa a ritmo normale delle attività parrocchiali dopo la parentesi estiva e l’inizio ufficiale dell’anno sociale per le varie branchie di A.C.

Segrerteria Parrocchiale San Martino d'Albaro Genova (GE)

Orario Estivo delle S. Messe e della Segreteria Parrocchiale

ORARI ESTIVI

Cambio di orari per l'estate sia per la segreteria parrocchiale che per le ss. Messe

Con l'inizio dell'estate e la successiva diradazione degli impegni parrocchiali anche gli orari consueti subiscono alcune modifiche. Per quanto riguarda le sante messe domenicali e feriali: ORARIO ESTIVO DELLE CELEBRAZIONI Da lunedì 16 giugno a sabato 13 settembre (compresi) la S. Messa FERIALE delle ore 8.30 è sospesa. La S. Messa feriale sarà celebrata solo alle ore 18.00 La S. Messa festiva DOMENICALE delle ore 18.00 riprenderà DOMENICA 14 SETTEMBRE. Orari delle celebrazioni domenicali e prefestive: Prefestiva: sabato, ore 18.00. Festiva Domenicale: ore 09.00 - 11.00. Anche la segreteria parrocchiale per il mese di agosto subirà un piccolo cambio di orario: Domenica: Chiuso. Lunedì - Venerdì: 09.00 - 12.00 Sabato: 09.00 - 12.00 .

Segrerteria Parrocchiale San Martino d'Albaro Genova (GE)
Locandina Pellegrinaggio Guardia settembre 2025

20 Settembre 2025: Insieme alla Madonna della Guardia!

Iniziamo l'anno pastorale salendo "Alla Guardia!"

Un pellegrinaggio "Giubilare" sotto lo sguardo di Maria, regina di Genova!

La nostra parrocchia ha organizzato per sabato 20 settembre una giornata insieme al Santuario della Madonna della Guardia di Genova!

Il santuario è una meta molto cara a tutti i genovesi e la Madonna della Guardia veglia sulla città fin dalla prima apparazione a Benedetto Pareto. Ci piace cosi mettere sotto il manto di Maria il nuovo anno pastorale che inizia e ci porta verso tante attività di vario tipo! Questo il programma della giornata:

9.00 ritrovo davanti alla parrocchia.
10.30 momento di incontro e condivisione.
12.30 Pranzo insieme presso ristorante "Strixeu".
15.30 Santa Messa
17.00 Partenza e rientro.

La quota prevede euro 20 per il pullmann (possibilità di unirsi al solo viaggio) mentre se si mangia al ristorante la quota è di 50 (20+30).

Iscrizioni presso al segreteria parrocchiale (saldare la propria quota al momento dell'adesione alla gita) di San Martino (via Lagustena 33). Per informazioni telefonare al numero 0103777774 o scrivere a parrocchia.sanmartinoalbaro@gmail.com

Locandina Pellegrinaggio Guardia settembre 2025
chiesa san martino d'albaro VI domenica di pasqua anno c 2025

Aggiornato il canale YouTube!

Aggiornato il canale youtube della parrocchia

per chi non fosse stato presente agli ultimi "grandi eventi" comunitari!

E' stato aggiornato il canale yuoutube della parrocchia!

Abbiamo inserito la playlist del concerto del 29 Maggio tenuto dal Gruppo Vocale Jubilus e il video integrale della santa Messa presieduta dal card. Angelo Bagnasco che sta veleggiando verso le 2k di visualizzazioni, un piccolo record per il nostro piccolo canale!

Ci piacerebbe tenerlo aggiornato più spesso con tanti contenuti e diversi ma.. c'è bisogno dell'aiuto di tutti!

 

Ecco il link al canale! 

https://www.youtube.com/@parrocchiasanmartinodalbaro

Non siete ancora iscritti? Iscrivetevi! Volete darci una mano, con suggerimenti, informazioni, idee? scrivete a parrocchia.sanmartinoalbaro@gmail.com

21-sacro-cuore-di-Maria-e-Maria-regina-affresco-volta-san-martino-d'albaro

18-27 Giugno 2025: Novena al Sacro Cuore

Novena al Sacro Cuore di Gesù

Nel mese di giugno si terrà, il 27 la tradizionale festa

Clicca sul pulsante qui a lato e scarica il pdf da avere sempre con te con la preghiera al Sacro Cuore da recitarsi ogni giorno per sentirsi in comunione di preghiera con tutta la comunità parrocchiale.

Gita ad Arenzano 1 di 30

11 Maggio 2025: Gita ad Arenzano!

🖼️🖼️ 𝐆𝐢𝐭𝐚 𝐚𝐝 𝐀𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚𝐧𝐨! 🖼️🖼️

Il gruppo dell'amicizia ha cosi concluso le sue attività per l'anno pastorale in corso!

Si è chiuso oggi il cammino del 𝐆𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐀𝐦𝐢𝐜𝐢𝐳𝐢𝐚 per l'anno pastorale 2024-2025! Una bellissima giornata di sole e condita da un bello spirito comunitario, impreziosita dal grande impegno di Maura Rivaro dall'accoglienza di 𝑃𝑎𝑑𝑟𝑒 𝐹𝑎𝑏𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝐶𝑎𝑟𝑚𝑒𝑙𝑖𝑡𝑎𝑛𝑖 e dalle notizie storiche date da Germano Andriani sull'ordine dei Carmelitani, ha permesso al gruppo di passare momenti insieme, di preghiera e, soprattutto, di vivere la santa Messa concelebrata 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞 𝐚𝐢 𝟐𝟓𝟎 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐆𝐑𝐄𝐒𝐓 𝐝𝐢 𝐂𝐚𝐦𝐞𝐫𝐢 (Novara!)! Il 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐀𝐦𝐢𝐜𝐢𝐳𝐢𝐚 riprenderà il suo percorso a settembre, ma, siamo certi, non mancherà la presenza attiva in parrocchia! #amicizia #GitaFuoriPorta #gita #Arenzano #bambinogesùdipraga #santuario #fedecattolica #santamessa #sanbarnaba #comunità #gitainsieme #parrocchia #parrocchiasanmartinodalbaro #comunediarenzano #carmelitani #carmelogenova #OrdineCarmelitano #Grest2025 #grest #novara #cameri

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