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Madonna del Rosario e Santuario di Pompei: storia, culto e significato

Il culto della Madonna del Rosario ha radici profonde nella spiritualità cattolica e trova una delle sue espressioni più intense nel celebre Santuario di Pompei, uno dei luoghi di pellegrinaggio più visitati d’Italia. In questo articolo scopriamo insieme l’origine di questa devozione mariana, la storia del santuario e il suo significato ancora oggi.

Origine del culto della Madonna del Rosario

Il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei si trova nella moderna città di Pompei, in Campania, vicino agli scavi archeologici dell’antica città romana.
Fu fondato nella seconda metà dell’Ottocento da Bartolo Longo, un avvocato convertito che dedicò la sua vita alla fede e all’evangelizzazione attraverso la preghiera del rosario.

Nel 1875, con il sostegno della contessa Marianna De Fusco, iniziò la costruzione del santuario. Il progetto ebbe subito un grande impatto spirituale e sociale: attorno al santuario nacquero opere educative e caritative per orfani, poveri e ammalati.

All’interno del santuario si venera una famosa immagine della Madonna del Rosario, restaurata più volte, al centro della devozione popolare e di numerosi racconti di grazie e miracoli.

Un culto ancora vivo
Oggi il culto mariano alla Madonna del Rosario di Pompei è più vivo che mai.
Ogni anno, milioni di fedeli raggiungono il santuario, soprattutto in occasione della Supplica alla Madonna di Pompei, recitata l’8 maggio e la prima domenica di ottobre.

Questo momento di preghiera collettiva rappresenta un legame profondo tra i devoti e la Madonna, in un clima di forte spiritualità, conversione e speranza.

Oltre ad essere un importante santuario mariano in Italia, Pompei è anche un simbolo di rinascita spirituale e sociale. L’opera di Bartolo Longo ha mostrato come la fede possa trasformare una terra dimenticata in un faro di luce e carità.

L'altare della Madonna del Rosario

Dal punto di vista spirituale la parrocchia negli anni successivi al Concilio di Trento fu curata pastoralmente dallo zio e poi dal nipote Roisecco. La parrocchia ricevette la visita pastorale tra il 1597 e il 1600 dell’arcivescovo Matteo Rivarola, in seguito del cardinal Orazio Spinola, e poi dell’arcivescovo Domenico Marini. Nel periodo che seguì venne visitata con cura per due volte dal grande arcivescovo di Genova Stefano Durazzo, la prima volta tra il 1638 e il 1644 e la seconda volta tra il 1650 e il 1654. Dalla visita del Durazzo abbiamo alcune interessanti annotazioni: vi erano 400 fuochi (famiglie) con 2200 abitanti, con 1200 anime di comunione e 1000 da non comunione (bambini che non avevano ancora ricevuto il sacramento dell’Eucaristia). La relazione rivela che la parrocchia di San Martino era abbastanza ben dotata economicamente e si nota che aveva ricchi ornamenti, diversi altari. Nel suo esteso territorio vi era la presenza di numerosi religiosi e religiose. Vi erano i Francescani in San Francesco d’Albaro, le monache Clarisse nei pressi della chiesa parrocchiale, un’altra comunità di Francescani Riformati, i Camaldolesi nel Convento e nella chiesa di Santa Tecla e i Celestini nel Convento e Chiesa della Santissima Annunziata di Sturla. Emerge anche che vi erano devozioni ed usi che sono continuati poi nel tempo: la cappella del Santo Rosario curata dall’omonima confraternita.

In questa cappella, Bernardo Castello dipinge le preziose telette coi Quindici Misteri del Rosario (figg. 3 e 4) nella terza cappella a destra, ancora intatta nella sua preziosità di decoro marmoreo e pittorico (fig. 5), a corollario dell’altare coronato invece dalla pittura di Valerio con La Madonna col Bambino tra i santi Domenico e Rosa da Lima (fig. 6), nella sua scrittura ariosa e pregna di una grazia fino a quel momento inedita.

La cassa processionale è databile al XVII secolo e di autore anonimo.