Novità in parrocchia: l’Icona di San Martino

Guardiamo infine ai Santi a coloro che esercitano in modo esemplare la carità. Il pensiero va, in particolare, a Martino di Tours, prima soldato, poi monaco e vescovo; quasi come un’icona egli mostra il valore insostituibile della testimonianza invidividuale della carità”.Benedetto XVi, Encilica Deus Caritas est
La nostra icona è tratta da un’opera veneto-cretese del XVI secolo conservata al Petit Palais di parigi. L’iscrizione latina Sanctus Martinus suggerisce che sia stata realizzata per un committente italiano cattolico. In alto a sinistra i “cieli aperti”, espressione della gloria della Trinità, fonte e origine di ogni santità.
L’immagine è contenuta in un quarto di cerchio divisa in tre parti: il settore più interno color blu notte indica il Padre, la corona blu intermedia rappresenta il Figlio, e la corona azzurro chiaro lo Spirito santo. La Benedizione celeste è presente quasi sempre nelle icone dei Santi per ricordarci il primato assoluto di Dio e la funzione del Santo di intercessore presso il Padre. In un documento russo sull’icona è scritto: “non dobbiamo dimenticare che il santo in sé non ha alcun potere per aiutare l’uomo, ma riceve questa possibilità da Dio”.
L’icona

L’icona è manifestazione di arte sacra, non solo religiosa, destinata al culto e alla preghiera e visualizza fedelmente il contenuto delle sacre scritture. L’iconografo non “crea” e non segue la propria fantasia, ma “scrive” l’icona conformandosi ai modelli antichi, archetipi sprituali immutabili. I colori dell’icona, le figure immobili e allungate, la natura e le quinte architettoniche irreali e inesatte, l’assenza di prospettiva (o, più esattamente, la prospettiva “rovesciata”) possono farla apparire ingenua e comunque priva di estetica; ma l’iconografo non deve affatto riprodurre la realtà delle cose secondo i principi del realismo figurativo, perchè l’arte dell’icona visualizza l’invisibile, è scrittura da leggere e da interpretare, supera la visione esteriore grazie al realismo simbolico e alla stilizzazione. La chiesa Ortodossa ha fissato dei canoni precisi per la pittura delle icone, c’è sempre un prototipo per ogni soggetto sacro: sono necessarie delle regole quando si ha il trascendente come oggetto . E’ arte anonima che il pittore non firma perchè ne é autrice la tradizione ispirata alla Chiesa.

Tecnica dell’Icona L’icona nasce da una tavola di legno su cui vengono stesi una tela di lino e molti strati di gesso emulsionato a colla animale. Si esegue il disegno, incidendone i contorni per delimitare gli spazi da dorare con foglia d’oro zecchino con l’antico metodo “a bolo” e sarà poi lucidato con una pietra d’agata. Si applica il colore procedendo dalle tonalità più scure a quelle più chiare, modellando le forme dalla luce e non dall’ombra. I pigmenti sono terre ed acre oppure minerali come la malachite, il lapislazzuli, il cinabro, ecc.
L’emulsione con cui si sciolgono i colori è composta da rosso d’uovo, voino bianco e essenza di lavanda.

A opera ultimata viene scritto il nome del personaggio o dell’episodio che l’icona rappresenta. Il bordo generalmente rosso dell’icona indica il confine tra il mondo celeste e mondo terreno. Dopo un mese si applica l’alifa, una vernice a base di olio di lino cotto e sali di cobalto, che penetra e unisce le diverse mani di colore per dare quell’armonia tipica, fatta di profondità e di luce.


L’icona realizzata dal Laboratorio di Icone Sacre Genova ad Opera della Sig.ra Pippi Luciani esposta in parrocchia per la Novena di San Martino. L’opera sarà visitabile in Segreteria Parrocchiale