6. La Santa Messa. Il Credo. Parte I

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Il Credo. Prima parte
Il Credo niceno-costantinopolitano è una formula di fede relativa all’unicità di Dio, alla natura di Gesù e, implicitamente, pur senza usare il termine, alla trinità delle persone divine. Composta originariamente dalla formulazione approvata al Primo Concilio di Nicea (325) a cui vennero aggiunti ampliamenti, relativamente allo Spirito Santo, nel primo concilio di Costantinopoli.
Esso fu redatto a seguito delle dispute che attraversavano la chiesa del IV secolo, soprattutto a causa delle teorie cristologiche di Ario1, prete di Alessandria.
Nelle Chiese occidentali viene
generalmente utilizzata una versione diversa per l’aggiunta del cosiddetto filioque (che riguarda l’effusione dello Spirito Santo: in occidente si usa l’espressione: “procede dal Padre e dal Figlio”), mentre in Oriente si utilizza la formulazione più antica (“procede dal Padre attraverso il Figlio).
La disputa sul filioque fu una delle ragioni dello scisma d’Oriente, addotta dal patriarca di Costantinopoli, Fozio nel conflitto con il papa.
L’aggiunta della clausola del filioque nel Credo Costantinopolitano compare per la prima volta nell’VIII secolo per opera di Paolino di Aquileia. La dottrina della duplice processione dello Spirito Santo è tipicamente occidentale, sia nella chiesa cattolica latina che nelle maggiori chiese protestanti.

Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.

La fede è un atto personale: è la libera risposta dell’uomo all’iniziativa di Dio che si rivela. Affermare di credere in un solo Dio vuol riconoscergli una preminenza nella nostra vita. Vuol dire non avere altri “idoli” (la carriera, il successo, i soldi, l’aspetto fisico…). Se credo in un solo Dio, che riconosco creatore di tutto, quindi anche della mia persona, a cui devo la mia esistenza, la mia vita, può essere che non trovi tempo per Lui nella mia giornata per pregarlo?

Credo in un solo Signore Gesù Cristo unigenito figlio di Dio nato dal Padre prima di tutti i secoli.
Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, dalla stessa sostanza del Padre.

Cristo viene dalla traduzione greca del termine ebraico “Messia” che significa “unto”. La consacrazione di Gesù rivela la sua missione divina. Davanti al sinedrio, alla domanda: “Tu dunque sei il Figlio di Dio?”, Gesù ha risposto: “Lo dite voi stessi: io lo sono” (Lc 22,70).
I Vangeli riferiscono in due momenti
solenni, il Battesimo e la Trasfigurazione di Cristo, la voce del Padre che lo designa come il suo “Figlio prediletto”( Mt 3,17; Mt 17,5 ). Gesù presenta se stesso come “il Figlio unigenito di Dio” (Gv 3,16).
Ecco allora che Gesù è “generato non creato”. Lui non è, a differenza nostra, una creatura, essendo Dio al pari del Padre e dello Spirito Santo. La triplice affermazione (e sappiamo il valore del tre nella tradizione biblica): Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, ribadisce questa affermazione.

Per mezzo di Lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo.

Per mezzo di Gesù tutto è stato creato. Per capire questa affermazione dobbiamo rifarci al Prologo del vangelo di S. Giovanni: “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste” (Gv 1,1-3). Cosa significa che era il Verbo? Significa che Gesù è La Parola.
Concetto non proprio semplicissimo. Facciamo un esempio: quando d’inverno è freddo e parliamo dalla nostra bocca esce una nuvoletta di vapore…la nostra parola. Quella “nuvoletta” che usciva dalla “bocca di Dio”, era Gesù prima che si incarnasse.
Il Verbo si è fatto carne per essere nostro modello di santità: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14,6). E il Padre, sul monte della Trasfigurazione, comanda: “Ascoltatelo” (Mc 9,7).

Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto e il terzo giorno è resuscitato secondo le Scritture ed è salito al Cielo e siede alle destra del Padre e di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti ed il suo Regno non avrà fine.

Il Mistero pasquale della croce e della Risurrezione di Cristo è al centro della Buona Novella (=Vangelo) che gli Apostoli, e la Chiesa dopo di loro, devono annunciare al mondo. Il disegno salvifico di Dio si è compiuto una volta per tutte (Eb 9,26 ) con la morte redentrice del Figlio suo Gesù Cristo.
Qui ripercorriamo la sua vicenda storica: morte, sepoltura, resurrezione e ascensione al cielo secondo un disegno già preannunciato nelle Sacre Scritture, seguendo un disegno preordinato. Nulla nella vita di Gesù è lasciato al caso, tantomeno la sua morte.
Affermiamo che tornerà per il giudizio finale. La Chiesa è una comunità di fedeli in attesa del suo ritorno, lo proclamiamo dopo la consacrazione: Annunciamo la tua morte Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta. Siamo in attesa di quella che la liturgia definisce, la “Domenica senza tramonto”, o anche “l’ottavo giorno” quando l’umanità intera entrerà nella sua Pace.
Nel simbolo degli Apostoli si aggiunge che Cristo: “è disceso agli inferi”. Cosa significa questa espressione? Che Cristo è andato all’inferno? Nella Bibbia, come presso i greci, gli inferi designano il soggiorno dei morti, lo sheol o l’ade. Gesù, veramente morto, vi è disceso, ma come Salvatore, al fine di liberare tutti i giusti che attendevano il loro liberatore.
(segue)