5. La Santa Messa. La liturgia della Parola

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La liturgia della Parola
Facciamo una piccola premessa: questa parte della S. Messa ha bisogno di un atteggiamento molto, molto importante: l’ascolto. Solo se si è ascoltato si può rispondere, e la risposta è sempre condizionata dall’ascolto. Se capisco male rispondo peggio…se non ascolto non posso dare risposta… Ascoltare non è facile. È un atto passivo e attivo. Passivo perché sono li fermo, attivo perché devo dispiegare la mia attenzione.
Può capitare di distrarsi, non è questo il problema, l’importante è rendersene conto e ritornare a concentraci su quello che viene letto.
L’alleanza tra Dio e gli uomini è innanzitutto annunciata dalla Parola, prima di essere vissuta e rinnovata nell’Eucarestia. Comprendiamo meglio ora il posto essenziale della Liturgia della Parola: diventa una condizione preliminare necessaria per ricevere bene il sacramento.
Scrutare, ascoltare, leggere la Scrittura significa imparare a conoscere Dio.

Prima lettura: è sempre tratta dall’Antico Testamento tranne nel periodo di Pasqua quando si leggono gli Atti degli Apostoli. Leggere l’Antico Testamento alla luce di Cristo, serve per vedervi la preparazione della venuta del Messia, la progressiva rivelazione di Dio agli uomini che culminerà in Gesù Cristo.
Per comprendere le parole di Gesù nel Vangelo, bisogna conoscere ciò che l’ha preceduto e annunciato.
Reciprocamente, la conoscenza di Gesù ci permette di comprendere meglio gli scritti dell’Antico Testamento.
La prima lettura è quasi sempre “in accordo” con il tema del Vangelo.
Salmo responsoriale: il libro dei Salmi è uno dei libri che compongono la Bibbia. È sempre Parola di Dio. Furono scritti per essere cantati. Era il libretto dei canti del popolo di Israele. Purtroppo non è giunto a noi alcun spartito e quindi, normalmente, si recitano. Letti perdono un po’ del loro fascino.

È come se noi alla comunione “leggessimo” un canto, non sarebbe il massimo. Ma quello che conta sono le parole che si dicono…

Seconda lettura: è tratta quasi sempre dalle lettere di S. Paolo o di un altro apostolo. Questa lettura segue un ciclo proprio e raramente affronta lo stesso argomento della prima lettura e del Vangelo.

Vangelo: nel corso di tre anni, il ciclo liturgico, si leggono i tre Vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca). Durante il tempo Pasquale si legge il vangelo di Giovanni, così come in talune solennità.
Il sacerdote segna con un piccolo segno di croce l’inizio del vangelo che leggerà e poi si segna egli stesso. Tutti i fedeli si tracciano tre segni di croce: uno sulla fronte per comprendere e credere; uno sulle labbra per proclamare la Parola di Dio; uno sul cuore per custodirla.
La lettura del Vangelo è di una tale importanza che essa è riservata a un ministro ordinato. Egli attesta davanti all’assemblea che questa Parola non è una parola ordinaria, ma che per mezzo della sua voce, il Cristo vivente si rivolge alla sua chiesa.
Il diacono prima di leggere il vangelo chiede la benedizione al celebrante, il quale lo benedice con queste parole:
Il Signore sia nel tuo cuore e sulle tue labbra perché tu possa annunciare degnamente il suo Vangelo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Quando è il sacerdote stesso a leggere il Vangelo, anch’egli chiede al Signore di essere purificato, affinché possa leggere degnamente il vangelo. Inchinandosi davanti alla croce dice:
Purifica il mio cuore e le mie labbra perché io possa annunciare degnamente il tuo Vangelo. Terminata la lettura del Vangelo, il ministro lo bacia in segno di venerazione dicendo:
La Parola del Vangelo cancelli i nostri peccati.

Omelia: è la spiegazione della Parola di Dio che si è ascoltato. Normalmente si concentra sul Vangelo ma si potrebbe commentare anche la prima lettura o la seconda o il salmo.

Credo
Nelle celebrazioni liturgiche si possono recitare due differenti “credo” chiamati simboli (da sun “con” e bolè “gettato”, il simbolo era un tempo l’oggetto che permetteva di identificare due persone che stringevano un contratto, come il deposito di una somma di denaro. Così si rompeva un piatto e ognuno ne conservava la metà e la riportava per l’identificazione. Per estensione, il simbolo della fede è ciò che permette di identificare le persone che condividono la stessa fede): il primo detto degli Apostoli lo si usa soprattutto in Quaresima; il secondo detto Niceno-Costantinopolitano nel resto dell’anno.
Il primo, storicamente, è il credo degli apostoli. Si narra che esso sia stato espresso dai dodici apostoli riuniti in assemblea, e che ciascuno di essi abbia formulato una delle frasi che lo compongono.
Si tratta ovviamente di una descrizione improbabile, tuttavia il “simbolo degli apostoli” è molto antico; esso potrebbe esser stato derivato dal catechismo utilizzato nel battesimo degli adulti, nella quale forma può essere fatto risalire al II secolo. Pare che sia stato scritto al fine di opporsi al docetismo ed allo gnosticismo; esso mette l’accento sulla nascita, sulla morte e sulla resurrezione corporea di Gesù.
« 1. Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra
2. e in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore,
3. il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine,
4. patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto;
5. discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte;
6. salì al cielo, siede alla destra di Dio, Padre onnipotente:
7. di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
8. Credo nello Spirito Santo,
9. la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi,
10. la remissione dei peccati, 11. la risurrezione della carne,
11. la vita eterna. Amen. »