3. La Santa Messa: Introduzione – Motivazione. I tempi liturgici

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I tempi liturgici.
Perché andarci?
A volte capita di sentir dire: “a messa ci vado quando me la sento”. Dire così vuol dire ridurre la Messa a sensazione, sentimento, a stato d’animo, significa ridurre Dio a quello che sono io.
Quando incontriamo qualcuno per la prima volta, non lo conosciamo bene. È la frequentazione che porta alla conoscenza, all’amicizia. Così succede col Signore. Non si può pretendere di conoscerlo subito.

Con il Signore, poi, non basta solo conoscere; non è solo questione di testa, di intelligenza, ma è questione di cuore, di fede, di amicizia. Non si può essere amici di qualcuno con cui non si parla mai, che non si va mai a trovare. Ci vediamo con i nostri amici e spesso facciamo le stesse cose. Però l’incontro è diverso altrimenti non ci incontreremmo più. Cosa c’è di diverso? L’incontro è diverso, non tanto per le cose che facciamo, ma perché viviamo un rapporto di amicizia che cresce Anche con Gesù l’incontro nell’Eucarestia è sempre diverso, se per noi Lui è una persona viva che ha qualcosa di nuovo da dirci (nell’ascolto della sua Parola, nell’incontro della Comunione).
A volte si sente anche dire: “chi va a messa è peggio degli altri”. Può darsi. La Messa non è per i perfetti. Anzi.
Dire che chi va a Messa è peggio degli altri sembra una scusa, tra l’altro poco originale; e poi chi siamo noi per giudicare? È comodo puntare il dito e nello stesso tempo non muoversi, ma aspettare che siano gli altri a fare.
Solo stando nella comunità possiamo dare il nostro contributo affinché, noi per primi, viviamo in maniera più coerente il cristianesimo. Il Signore Gesù, invitandoci all’Eucarestia, ci chiede di aiutarci e di correggerci, non di giudicarci e di puntare il dito per accusarci.
“Non ho avuto tempo”. Tutti abbiamo degli impegni, e andare a Messa non dovrebbe essere l’ultimo dei nostri impegni, anzi, dovrebbe essere il primo! Quando teniamo a una cosa (l’inglese, la palestra, la piscina…) facciamo in modo e maniera di non mancare mai. Quanto desideriamo il Signore? Quanto teniamo all’amicizia con Lui?
“Mi distraggo”. Eh si capita anche questo. Poco male. È importante però riprendere subito l’attenzione e non lasciarsi prendere dalla distrazione.
Sapendolo ci sono alcuni accorgimenti: cerchiamo un posto dal quale si possa vedere bene il sacerdote e l’altare. Se sappiamo che vicino a una certa persona siamo portati a chiacchierare, non andiamo a sederci proprio lì. Quando andiamo al cinema cerchiamo il posto migliore…non fermiamoci in fondo alla chiesa….il prete non interroga quelli delle prime file e neppure li mangia!
Gli atteggiamenti del corpo
È tutta la nostra persona che vive la S. Messa, siamo noi con le nostre caratteristiche, con il nostro carattere, con il nostro cuore, la nostra mente, ma anche con il nostro corpo: è
tutta la nostra persona che prega.
Un atteggiamento caratteristico della preghiera è lo stare in piedi. Esso indica attenzione e rispetto. È l’atteggiamento pasquale, ricorda la resurrezione. La posizione in ginocchio, oltre a significare pentimento e umiltà, ci dice che noi siamo “piccoli” di fronte alla grandezza di Dio. Stare seduti è una posizione di ascolto. Sedersi è uno stato di riposo che permette di ascoltare un discorso che esige un’attenzione prolungata.
Anche il sacerdote compie dei gesti con le sue mani. Le braccia larghe sono segno di accoglienza: il sacerdote le tiene così quando prega il Padre a nome di tutti i presenti. È come se volesse raccogliere le preghiere di tutti e presentarle a Dio. Le mani sono stese orizzontalmente quando invoca lo Spirito Santo sul pane e il vino, perché diventino Corpo e Sangue di Gesù.

 

L’anno Liturgico
L’anno liturgico è differente dall’anno solare. Ogni anno liturgico inizia con la prima domenica di Avvento e termina con la solennità di Cristo Re.

Pasqua, Quaresima e Pentecoste

Il fulcro dell’anno liturgico è costituito dal Triduo Pasquale della passione, morte e risur-rezione di Gesù. La Pasqua è anche la prima fe-stività storicamente celebrata nel calendario del-la Chiesa. La settimana precedente la Pasqua è detta Settimana Santa e comincia con la Domenica delle Palme e della Passione del Signore. Ben presto alle celebrazioni della Pasqua venne premesso un periodo di preparazione e penitenza, deno-minato Quaresima che comincia quaranta giorni prima di Pasqua con il Mercoledì delle Ceneri.

La solennità della Pasqua fu ampliata al periodo delle sette settimane successive, chiamato Tempo di Pasqua, che si conclude con la domenica di Pentecoste, celebrazione della discesa dello Spiri-to Santo su Maria e gli Apostoli riuniti nel cenacolo.

Natale, Avvento ed Epifania
Altro periodo importante è la festa del Natale del Signore, preparata anch’essa da un pe-riodo, di quattro domeniche, in cui rivivere l’at-tesa di Cristo Signore e prepararsi per il suo ri-

torno glorioso o parusia: l’Avvento. Il periodo successivo al Natale, o Tempo di Natale, costitui-sce una espansione della festività del Natale. Termina la domenica dopo la solennità dell’Epi-fania del Signore, con la festa del Battesimo del Signore.

Tempo Ordinario
Il periodo rimanente è detto Tempo ordi-nario ed è costituito da 34 settimane. L’ultima domenica (quella precedente all’Avvento) ricor-re la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo.
L’anno liturgico inizia con la I domenica d’Avvento e termina con il sabato della trenta-quattresima settimana del tempo ordinario, pas-saggio che avviene in un giorno variabile tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre.