2. La Santa Messa. Introduzione – II Parte

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I frutti della Messa
Il valore della Messa è infinito. Però i suoi effetti, in ciò che dipende da noi, ci vengono applicati nella misura della nostra disposizione.
Come diceva s. Agostino: “Dio che ti ha creato senza di te, non ti salva senza di te”
Ecco alcune semplici e pratiche attenzioni che dobbiamo avere:
 Arrivare puntuali. È la prima forma di rispetto verso Gesù. Solo un contrattempo improvviso e inderogabile può giustificare il nostro ritardo.
Allo stadio arriviamo a partita iniziata? Al cinema arriviamo a spettacolo iniziato? Dal dentista o dalla parrucchiera arriviamo in ritardo? A teatro addirittura se si arriva in ritardo fanno entrare solo nell’intervallo tra un tempo e l’altro….la Messa vale meno di tutte queste nostre attività?
 Non distrarre gli altri. Nella malaugurata ipotesi in cui arriviamo in ritardo, se siamo durante la lettura della Parola di Dio o durante l’omelia, evitiamo di andare in giro per la chiesa alla ricerca del posto a sedere perché distraiamo e disturbiamo chi in quel momento sta seguendo la s. Messa. Aspettiamo in fondo e poi al Credo possiamo muoverci.

Silenzio. Il silenzio è abitato da Dio. In chiesa ci si va per pregare. Terminata la celebrazione abbiamo tutto il tempo che vogliamo, ma durante la s. Messa non si chiacchiera con i vicini.
Prepararsi. Se riuscissimo invece ad arrivare alcuni minuti prima dell’inizio della s. Messa in chiesa potremmo prepararci alla celebrazione con un minimo di raccoglimento.

 

Digiuno eucaristico
Il digiuno eucaristico non è stato abolito.
È una forma di rispetto a Gesù che accogliamo nella comunione ed è stabilito nel tempo di 1 ora prima della comunione.

 

La chiesa e il silenzio.
Entriamo in chiesa….il silenzio afferra il cuore. Qui Dio parla. La chiesa è la casa della preghiera, la dimora del silenzio.
In chiesa si entra per stare con Dio. Le chiacchiere si fanno fuori.
Quando a Gesù venne domandato quale fosse il primo comandamento, egli rispose senza esitare: “Il primo è: Ascolta Israele”. La preghiera è ascolto di Dio. Ora, per ascoltare, bisogna saper tacere. Dio invita prima ad ascoltare. La vita interiore comincia quando si apre l’orecchio alla voce di Dio.
Il primo comandamento non è quello dell’amore, ma quello dell’ascolto, perché esso è indispensabile preludio all’amore: amare qualcuno significa innanzi tutto ascoltarlo: prima di dire “amerai” Dio dice “Ascolta”.
Adorare Dio permette all’uomo di ritrovare la propria unità. Questo si chiama raccoglimento . Raccogliersi significa superare le proprie divisioni, per divenire “uno”. Il
raccoglimento è frutto di un silenzio che si fa interiore.

Abitualmente noi siamo due, dieci, mille. Divisi tra tante preoccupazioni, desideri e pensieri, siamo dispersi: non abbiamo più “un solo Dio”, ma migliaia di “piccoli dei” che rosicchiano la nostra vita.
Oltrepassare la soglia di una chiesa è un invito a raccogliere il proprio essere disperso per gettarsi nell’amore del Padre.
Nella penombra o in piena luce vi è l’altare. Esso rappresenta, in modo permanente e inamovibile, il Cristo, pietra angolare della chiesa (per questo il sacerdote lo bacia a inizio e fine messa).

 

Per questo la consacrazione di una chiesa comporta sempre quella dell’altare maggiore.
Sempre per questo motivo nelle messe in cui si fa uso del turibolo, il sacerdote all’inizio della celebrazione e all’offertorio procede all’incensazione dell’altare.
L’altare non è l’unico a essere incensato. Tutto ciò che, in un modo o nell’altra riguarda Dio riceve l’omaggio dell’incenso: la Croce, il Cero pasquale, il Libro dei Vangeli, le offerte, il sacerdote stesso e il Popolo di Dio.
Perché la Domenica?
Ogni religione ha i suoi giorni di festa. Il popolo ebraico a cui apparteneva Gesù, aveva, e ha ancora oggi, il sabato come giorno di festa e di riposo, mentre i mussulmani hanno il venerdì.
È un giorno di preghiera e di riposo. Gli ebrei ricordano e ringraziano Dio per le cose stupende da lui create e per un evento straordinario della loro storia: la liberazione dalla schiavitù d’Egitto e il passaggio del Mar Rosso.
Noi cristiani facciamo festa la domenica e lodiamo Dio Padre per il creato, e anche noi celebriamo una liberazione, ma una liberazione ancora più grande di quella dall’Egitto: noi celebriamo la liberazione dalla morte e la vittoria di Dio sul peccato, operata da Gesù con la sua risurrezione.
Questo straordinario evento, che ha cambiato la storia del mondo e che deve cambiare anche la nostra, è avvenuto “il primo giorno dopo il sabato” (Gv 20,19b).
Così, fin dall’inizio questo giorno è diventato, per noi cristiani, il giorno del Signore (da dominus che in latino significa appunto signore) giorno di festa, di preghiera, il giorno dell’Eucarestia!