13. La Santa Messa. Paramenti e oggetti liturgici

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Paramenti e Oggetti Liturgici
Le vesti del sacerdote cambiano durante l’anno liturgico. Il sacerdote indossa sempre un camice bianco, sopra indossa stole e casule, o pianeta, di colore diverso a seconda dei tempi liturgici:
bianco: per il tempo di Pasqua e di Natale, le feste della Vergine Maria (dove si può usare anche l’azzurro), nelle solennità come Corpus Domini, SS. Trinità, nella celebrazione dei matrimoni, dei Santi non martiri e la festa di Tutti i Santi;
rosso: per la domenica delle Palme, il Venerdì Santo, la Pentecoste, le feste degli Apostoli, degli Evangelisti e dei santi martiri e per la Messa delle Cresime Pentecoste che si rinnova;
viola: per il tempo di Avvento e di Quaresima e per le s. Messe dei defunti indica penitenza che richiama alla conversione;
rosa: nelle domeniche chiamate Gaudete (III Avvento) e Laetare (IV di Quaresima);
verde: per il tempo ordinario.
azzurro: è il colore della Vergine Maria e si può utilizzare in ogni festa mariana.
L’altare: è la mensa sulla quale si celebra la S. Messa. La Chiesa cattolica considera l’altare il simbolo stesso di Cristo, per questo il sacerdote lo bacia all’inizio e alla fine di ogni S. Messa e lo incensa in segno di venerazione, in particolari momenti delle celebrazioni liturgiche; l’altare rappresenta inoltre sia la mensa dell’Ultima cena, che il patibolo della Croce, sul quale Cristo immolò se stesso.
Infatti, per i cattolici, l’Eucaristia che si celebra sull’altare è il rinnovarsi, in maniera incruenta, del sacrificio di Cristo, morto e risorto, che rinnova tutti i giorni il dono di sé.

La vestizione del sacerdote
per la celebrazione della S. Messa

Si comincia con l’amitto, un panno di lino rettangolare munito di due fettucce, che si appoggia sulle spalle e si fa poi aderire al collo; infine si lega attorno alla vita. L’amitto ha lo scopo di coprire l’abito quotidiano attorno al collo, anche se si tratta dell’abito del sacerdote.
Con richiamo alla Lettera di san Paolo agli Efesini 6,17, l’amitto viene interpretato come «l’elmo della salvezza», che deve proteggere colui che lo porta dalle tentazioni del demonio, in particolare dai pensieri e desideri cattivi durante la celebrazione liturgica.
Questo simbolismo è ancora più chiaro nel costume seguito a partire dal medioevo dai Benedettini, Francescani e Domenicani, presso i quali l’amitto si applicava prima sulla testa e poi si lasciava cadere sulla casula o sulla dalmatica.
Il camice o alba è la lunga veste bianca indossata da tutti i sacri ministri, che ricorda la nuova veste immacolata che ogni cristiano ha ricevuto mediante il battesimo. Il camice è dunque simbolo della grazia santificante
ricevuta nel primo sacramento ed è considerato anche simbolo della purezza di cuore necessaria per entrare nella gioia eterna della visione di Dio in Cielo (cf. Matteo 5,8).
Sopra il camice, all’altezza della vita, è indossato il cingolo, un cordone di lana o di altro materiale adatto che si utilizza a mo’ di cintura. Nel simbolismo delle vesti liturgiche, il cingolo rappresenta la virtù del dominio di sé, che san Paolo enumera anche tra i frutti dello Spirito (cf. Galati 5,22).
La stola è l’elemento distintivo del ministro ordinato e si indossa sempre nella celebrazione dei sacramenti. È una striscia di stoffa, di norma ricamata, il cui colore varia secondo il tempo liturgico o il sacramento che si sta celebrando.
Infine, ci si riveste della casula (qui a lato una verde) o della pianeta (nell’immagine sotto), la veste propria di colui che celebra la Santa Messa. Immagine della tunica sacerdotale, manifesta con la sua bellezza la dignità del sacerdozio di Cristo.
Essa è simbolo del “giogo” dell’obbedienza messa sul collo del servitore: “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore, il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero” (Mt 11,29-30).

I vasi sacri per la celebrazione

Per la celebrazione della S. Messa si usano diversi “oggetti” chiamati vasi sacri visto l’utilizzo a cui sono destinati. Il primo è il calice nel quale si versa il vino e l’acqua destinati a diventare il Sangue di Cristo. Ci sono di tantissimi tipi, colori e misure. L’importante è che sia decoroso, perché è destinato a “ospitare” Gesù.
Poi vi è la patena che è un piattino dorato sul quale si posa l’ostia magna, che diverrà il Corpo di Cristo. Se vi è la necessità di consacrare le ostie per la comunione dei fedeli si utilizza un’altra patena, questa volta fatta a forma di “coppetta”.
Questa patena non è adatta a conservare il Corpo di Cristo nel tabernacolo, essendo senza coperchio, per cui a volte si consacrano le ostie per i fedeli usando la pisside che è dotata di coperchio. Poi vi sono le ampolline che servono per portare all’altare l’acqua e il vino.
Prima della messa, in sacrestia, si prepara il calice mettendovi sopra: il purificatoio che serve a “purificare” il calice dopo la comunione; la patena piatta con sopra l’ostia magna; la palla che si posa sul calice dopo averci versato vino e acqua per evitare che qualche moscerino ci finisca dentro e infine il corporale, che serve da “tovaglia” da mettere sull’altare all’offertorio e sulla quale si posizionano patena e calice