10. La Santa Messa. La Preghiera Eucaristica II

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La Preghiera Eucaristica II
Il Prefazio inizia con uno scambio tra il sacerdote e l’assemblea. C’è di nuovo il saluto di inizio messa: Il Signore sia con voi e poi un invito: In alto i nostri cuori è l’invito ad alzare lo sguardo dalle cose terrene alle cose del cielo, di Dio.
Dice Gesù nel Vangelo: “Là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore!” se il mio cuore è “in alto” anche il mio vero tesoro è in alto. I credenti sono invitati ad abbandonare i loro crucci, le loro preoccupazioni e i loro attaccamenti per fare come suggeriva san Paolo: “Pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra”(Col 3,2). La risposta dell’assemblea è: “Sono rivolti al Signore”. Ma è davvero così? I nostri cuori sono davvero rivolti a Dio?
L’ultimo scambio è molto bello e importante: Rendiamo grazie al Signore nostro Dio – È cosa buona giusta”.
Abbiamo visto, all’inizio, cosa significa Eucarestia: Rendere grazie.
Ma perché è così importante “rendere grazie” a Dio? Lo dice subito dopo il sacerdote:

E’ veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore.

È nostro dovere e soprattutto fonte di salvezza. Senza gratitudine non si va da nessuna parte….l’uomo autosufficiente, pieno di sé, orgoglioso non ringrazia nessuno: tutto è merito suo, egli basta a se stesso.
L’umile, il “piccolo”, chi si affida a Dio, invece, trova un milione di motivi per ringraziare Dio….la mancanza di gratitudine sottolinea la mia cecità verso i doni con cui Dio riempie la mie giornate e la mia vita.
Brutta cosa l’ingratitudine…
Qui si sottolinea il motivo del rendimento di grazie: per Cristo nostro Signore. Ringraziamo Dio, per suo Figlio, nato, morto e risorto per noi. Gesù ha fatto tutto quello che ha fatto per me. Perché mi ama. Perché mi vuole felice e soddisfatto di me e della mia vita. Perché mi vuole salvo. Perché mi vuole con sé in eterno a condividere la sua vita e la sua gioia. Se sembra poco….
I Prefazi poi si differenziano. Vi sono quelli propri per ogni tempo liturgico dell’anno: Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua, Tempo ordinario, giorni feriali, funerali, per ogni sacramento. In essi si sottolinea la particolarità di quello che si sta celebrando, mettendo in luce i temi principali. Nelle domeniche ordinarie vi sono dieci prefazi trai quali il celebrante può scegliere.
Nell’esempio riportato qui sotto si vede come esso ripercorra i momenti salienti della vita di Gesù:
Nella sua misericordia per noi peccatori egli si è degnato di nascere dalla Vergine; morendo sulla croce, ci ha liberati dalla morte eterna e con la sua risurrezione ci ha donato la vita immortale.

Il Santo

Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo.
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.
Osanna nell’alto dei cieli.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Osanna nell’alto dei cieli.

È un canto nel quale proclamiamo la grandezza e la santità di Dio. Tre volte Santo. I numeri nella Bibbia hanno tutti un significato. Anticamente scrivere era impegnativo e soprattutto molto costoso. Allora in talune circostanze un semplice numero serviva ad esprimere un concetto, un’idea (non per niente la cabala è un’invenzione ebraica e dalla cabala viene il nostro gioco del lotto…). Tre è il numero della perfezione, perché tre sono le persone della SS. Trinità. Tre volte santo significa allora la perfezione della santità.
La prima parte è una citazione del libro dell’Apocalisse (4,9) e riecheggia anche la visione che Isaia ebbe nel tempio raccontata nel suo libro (Is 6,3); la seconda parte è tratta dal Vangelo secondo Matteo (21,9), dove l’autore narra l’ingresso trionfale di Gesù, in Gerusalemme, la domenica delle Palme.

Seconda Preghiera Eucaristica

Padre veramente santo,
fonte di ogni santità,
santifica questi doni
con l’effusione del tuo Spirito
perché diventino per noi il corpo
e il sangue di Gesù Cristo nostro Signore.

Con queste parole inizia il momento più importante di tutta la celebrazione eucaristica. Il sacerdote stende le mani sui doni presenti sull’altare e invoca l’effusione dello Spirito Santo perché siano trasformati nel Corpo e Sangue di Cristo facendo, sempre con le mani, un segno di croce su di essi. Noi ci mettiamo in ginocchio in segno di adorazione davanti al Signore che si rende presente in mezzo a noi.

Egli, offrendosi liberamente alla sua passione, prese il pane e rese grazie, lo spezzo, lo diede ai suoi discepoli, e disse:

Sottolineiamo alcuni elementi: liberamente. Gesù si è offerto senza alcuna costrizione per la nostra salvezza. In questo gesto sta la grandezza del suo amore per noi. Rese grazie: la gratitudine di cui parlavano prima. Noi ringraziamo per il cibo che ogni giorno ci troviamo sul tavolo? Gesù nel momento in cui sta affrontando la morte, non dimentica di ringraziare. Che lezione…
Questa preghiera rimanda alla preghiera pronunciata da Gesù Cristo nell’Ultima Cena e riportataci dai Vangeli sinottici: Matteo 26,26-29, Marco 14,22-25, Luca 22,15-20 e dalla Prima Lettera ai Corinzi 11,23-26.
Secondo la fede dei cristiani la preghiera realizza la transustanziazione, ovvero la trasformazione del pane nel corpo di Cristo e del vino nel sangue di Cristo La preghiera eucaristica è tipica preghiera trinitaria: è rivolta al Padre, si invoca lo Spirito Santo (epiclesi) al fine di rendere presente Gesù, il Figlio di Dio.
Mediante le parole e i gesti di Cristo, si compie il sacrificio che Cristo stesso istituì nell’ultima Cena, quando offrì il suo Corpo e il suo Sangue sotto le specie del pane e del vino, lo diede a mangiare e a bere agli Apostoli.
Sia la consacrazione del pane che del vino inizia con le parole: “Prendete e mangiatene tutti….Prendete e bevetene tutti”: è un appello a ricevere, a prendere e a non rimanere dei semplici spettatori. Queste parole implicano una relazione, e più ancora una reciproca abitazione di Cristo in colui che lo riceve e inversamente: “Colui che mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io dimoro in lui”(Gv 6,56)
La consacrazione termina con le parole: “Fate questo in memoria di me”. Se noi ci riuniamo per celebrare la Messa, è prima di tutto per rispondere a questo invito.