01 Ottobre: Santa Teresa di Liseaux

La Francia dell’Ottocento è il primo paese d’Europa nel quale cominciò a diffondersi la convinzione di poter fare a meno di Dio, di poter vivere come se egli non esistesse. Proprio nel paese d’Oltralpe, tuttavia, alcune figure di santi, come Teresa di Lisieux, ricordarono che il senso della vita è proprio quello di conoscere e amare Dio.          Teresa nacque nel 1873 in un ambiente profondamente credente.

Di recente anche i suoi genitori sono stati dichiarati beati. Ella ricevette, una educazione profondamente religiosa che presto la indusse a scegliere la vita religiosa presso il carmelo di Lisieux.

I Martin di Alençon: sono piccola e prospera borghesia del lavoro specializzato: il padre orologiaio; la madre dirige merlettaie che fanno i celebri pizzi di Alençon.

Quando Teresa ha soltanto quattro anni muore sua mamma.

All’età di 14 anni Teresa decise, seguendo l’esempio di Teresa d’Avila, di farsi monaca. Sebbene le monache del Carmelo avessero dato il loro parere favorevole, e il padre avesse dato la sua autorizzazione, per la sua giovane età trovò l’opposizione del parroco di Saint-Jacques che le consigliò di rivolgersi al Vescovo di Bayeux, che le negò il permesso.

In quell’anno, per i 50 anni di sacerdozio di papa Leone XIII, la diocesi organizzò un pellegrinaggio a Roma a cui parteciparono anche i  Martin A Roma, durante l’udienza con Leone XIII,  Teresa si inginocchiò davanti al Pontefice, chiedendogli di intervenire in suo favore per l’ammissione in convento.

Il Papa non diede l’ordine auspicato, ma le rispose che, se la sua entrata in monastero era scritta nella volontà di Dio, questo desiderio si sarebbe certamente adempiuto.

Sulla via del ritorno il vescovo cambiò opinione su Thérèse e diede il proprio permesso. A poco più di quindici anni, il 9 aprile 1888, Thèrèse assunse il nome di “Teresa del Bambin Gesù”, aggiungendovi in seguito “del Volto Santo”.

In monastero non trova l’isola di santità che s’aspettava. Tutto puntuale, tutto in ordine. Ma è scadente la sostanza.

Lo Spirito che lei cercava, proprio non c’è, ma, invece di piangerne l’assenza, Teresa lo fa nascere dentro di sé.

E in sé compie la riforma del monastero. Trasforma in stimoli di santificazione maltrattamenti, mediocrità, storture, restituendo gioia in cambio delle offese.

E’ una mistica che rifiuta il pio isolamento. La fanno soffrire? E lei è quella che “può farvi morir dal ridere durante la ricreazione”, come deve ammettere proprio la superiora grintosa.

Su suggerimento della superiora tiene un diario sul quale annota le tappe della sua vita interiore. Scrive nel 1895: «Il 9 giugno, festa della Santissima Trinità, ho ricevuto la grazia di capire più che mai quanto Gesù desideri essere amato». All’amore di Dio Teresa vuol rispondere con tutte le sue forze e il suo entusiasmo giovanile. Non sa, però, che l’amore la condurrà attraverso la via della privazione e della tenebra. L’anno successivo, il 1896, si manifestano i primi segni della tubercolosi che la porterà alla morte.

Ancor più dolorosa è l’esperienza dell’assenza di Dio. Abituata a vivere alla sua presenza, Teresa si trova avvolta in una tenebra in cui Le è impossibile vedere alcun segno soprannaturale. Vi è, però, un’ultima tappa compiuta dalla santa. Ella apprende che a lei, piccola, è affidata la conoscenza della piccola via, la via dell’abbandono alla volontà di Dio. La vita, allora, diviene per Teresa un gioco spensierato perché anche nei momenti di abbandono Dio vigila ed è pronto a prendere tra le sue braccia chi a Lui si affida. Dopodiché, nel 1897 lei è già morta, dopo meno di un decennio di vita religiosa oscurissima.         Ma è da morta che diviene protagonista, apostola, missionaria. Sua sorella Paolina  le ha chiesto di raccontare le sue esperienze spirituali, che escono in volume col titolo Storia di un’anima nel 1898.

Così la voce di questa carmelitana morta percorre la Francia e il mondo, colpisce gli intellettuali, suscita anche emozioni e tenerezze popolari che Pio XI corregge raccomandando al vescovo di Bayeux: “Dite e fate dire che si è resa un po’ troppo insipida la spiritualità di Teresa. Com’è maschia e virile, invece! Santa Teresa di Gesù Bambino, di cui tutta la dottrina predica la rinuncia, è un grand’uomo”.

Ed è lui che la canonizza nel 1925.

Nel 1929, mentre in Urss trionfa Stalin, Pio XI  crea il Collegio Russicum, allo scopo di formare sacerdoti per l’apostolato in Russia, quando le cose cambieranno. E come patrona di questa sfida designa appunto lei, suor Teresa di Gesù Bambino.